Tagete
Da CeltIKI.
Tages (o Tagete) è un personaggio leggendario cui la tradizione attribuiva l’istituzione della disciplina etrusca, ossia l’insieme di pratiche divinatorie e di venerande credenze che improntavano di sé la religiosità dei Tirreni. Cicerone, Ovidio ed altri autori narrano, anche se con qualche variante, il prodigioso evento di cui fu testimone un agricoltore di Tarquinia, intento ad arare: di colpo, da un solco saltò fuori un essere dalle singolari sembianze, fanciullo, ma saggio come un uomo anziano. Al grido di spavento del contadino, tutta l’Etruria si radunò per apprendere da Tagete i fondamenti della disciplina. Secondo Festo, Tages aveva un’ascendenza divina, in quanto figlio di Genius e nipote di Giove. È stata rilevata dagli studiosi qualche affinità tra il profeta degli Etruschi ed il re Numa Pompilio: è simile la rappresentazione dell’aspetto puerile associata alla sapienza senile, simile la funzione di iniziatori del culto, assegnata ad entrambi i personaggi. Qualche studioso ha pure messo in luce gli addentellati tra la leggenda che ricorda di Numa consigliato dalla ninfa Egeria e il collegamento, in realtà piuttosto inconsistente, tra Tages e la ninfa Vegoia. Le fonti antiche riferiscono a lui i Libri haruspicini, concernenti i sacrifici e l’interpretazione della volontà divina, attraverso l’esame delle viscere degli animali immolati, oltre ai Sacra acheruntica, attinenti all’oltretomba. Giovanni Lido, monaco bizantino del VI secolo, ascrive a Tagete un libro sui terremoti (Tà seismotropicà) ed uno sui tuoni, cui forse attinse lo scrittore neopitagorico Nigidio Figulo.
Nella tarda antichità la figura di Tages fu annoverata tra i più insigni vati e filosofi del mondo classico accanto ad Orfeo, Pitagora, Platone, Socrate, mentre Lido precisa che gli Elleni assimilavano Tages a Hermes chtònios e che i suoi insegnamenti furono trasmessi specialmente a Tarconte, fondatore di Tarquinia, fratello o figlio di Tirreno. [2]
Passiamo in rassegna le fonti per considerare come è descritto Tages nelle opere di Cicerone, Ovidio, Giovanni Lido, Festo, Isidoro di Siviglia, lo scoliasta a Lucano. [3]
Prendiamo in considerazione come è nata l’aruspicina, così potremo giudicare nel modo più facile quale autorità essa possa avere. Si dice che, nel territorio di Tarquinia, mentre si lavorava la terra e un solco veniva impresso più profondamente, un certo Tagete balzò su all’improvviso e rivolse la parola all’aratore. Questo Tagete, a quanto si legge nei libri degli Etruschi, aveva l’aspetto di un bambino, ma la sapienza di un vecchio. Poiché il contadino, rimasto stupito da questa apparizione, levò un alto grido di meraviglia, ci fu un accorrere in massa e, in breve tempo, tutta l’Etruria convenne in quel luogo). Allora Tagete parlò lungamente dinanzi alla folla di coloro che lo ascoltavano. Questi stettero a sentire attentamente ogni sua parola e la misero per iscritto. Inoltre, l’intero discorso fu quello in cui venne contenuta la scienza dell’aruspicina. Essa poi si accrebbe con nuove conoscenze da ricondurre a quei princìpi. Abbiamo appreso queste cose dagli stessi Etruschi. Essi conservano questi scritti e li considerano fonte della loro disciplina.[4]
Il bifolco etrusco vide in mezzo ai campi una zolla fatale che si muoveva spontaneamente senza che alcuno la sollevasse e perdere l’aspetto di terra e subito assumere quello di uomo. Notò che schiudeva la bocca. recentemente formatasi, per predire gli eventi futuri: gli indigeni lo chiamarono Tagete ed egli fu il primo a svelare al popolo etrusco il modo di prevedere l’avvenire. [5]

