Siven

Da CeltIKI.

Siven
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MIDI:
Iscrizione: 14-11-2005
Razza: Celta
Popolo: Pitto
Carica: Bardo Immagine:Carica_Pitto_Bardo.gif
Sesso: Femmina
Livello arcano: Apprendista
Destrezza: Discreta
Costituzione: Discreta
Intelligenza: Buona
Clan: Nemesis
Stato civile:

[modifica] Descrizione [dalla scheda]

Ventidue Imbolc sono passati dalla sua nascita, da quando, in una capanna dispersa nelle remote terre briganti, nascosta dall`ira di chi aveva per amore tradito, Mhyasha diede alla luce un essere talmente piccolo e talmente fragile che si pensava dovesse soccombere presto al freddo invernale. Due occhi verdi, portatori da sempre di luce e di gioia, grandi e furbi, segnati dalla fatica e dall`esperienza; quel corpo tanto minuto si rivelò presto essere d`una forza immane, tanto che, da lungo tempo ormai, segue la via che gli Dei le hanno segnato sfidando qualsiasi condizione, prima fra tutte la solitudine. Nonostante la sua vita non sia stata una delle più felici, spesso segnata da gravi perdite e tradimenti inaspettati, sul suo volto non manca mai la nota dell`allegria, quella che, con il pizzico di follia caratteristico della sua personalità, è capace di risollevare animi umani troppo arrendevoli.

Coraggiosa, affronta la sua peggior nemica, se stessa, cercando ogni giorno di migliorarsi, e non fermandosi mai alle prime apparenze e alle prime difficoltà. Si potrebbe definire litigiosa, ma senza fondamento: difende la verità a spada tratta, semplicemente. Con il tempo è decisamente cambiata. Pigra, dorme fino a tardi - a meno che la figlia o qualche grande guerriero dalle capacità irritanti decisamente alte non la buttino giù dal giaciglio - e si delizia nel preparare pranzi e cene squisiti - anche se per il guerriero simpatico e dolce sono rubati da altre capanne. Simpaticamente goffa, in sostanza.

Madre d`una stupenda bambina di due anni, Lincy, furba e caparbia come la madre. Una ragione di vita da difendere sempre e comunque. Sicuramente lunatica, orgogliosa, testarda e a tratti infantile. Odia perdere, cerca sempre una via d`uscita per darsi ragione. Fondamentalmente, buona.

[modifica] Background [dalla scheda]

... E verrà il giorno in cui potrò essere felice, in cui nessuno potrà dirmi di avere sbagliato.

Arriverà, con il tempo, la certezza, la sicurezza, non avrò più spine lungo la mia schiena... Si chiama audacia quella che ho dentro. E di questo si deve aver paura.`

Dopo qualche ora, il respiro di Myahisha iniziò a calmarsi, a tornare normale. La serenità prese lentamente lo spazio occupato dalle urla e dal pianto, tornando nel buio della notte delle terre briganti, dove una capanna aveva assistito ad uno degli eventi più importanti della vita di un individuo. ` Sta bene? ` domandò alla sacerdotessa che aveva accompagnato, fino a quel momento, ogni suo singolo passo, nelle ultime tre lune. Questa si alzò, ancora sporca di sangue, prima andando a controllare il fuoco, e poi a guardare dall`alto quello scricciolo d`orgoglio che aveva voluto venire al mondo quasi una luna prima del voluto. ` Ha avuto fretta di nascere, ma gode di ottima salute.` Il suo sguardo, comunque, non era dei più lieti, e cercò di nascondere alla madre quali erano state le sue visioni dopo aver bruciato la placenta su quel fuoco ormai quasi spento. La mancina lasciò una carezza sulla pelle candida della bambina ripulita, la quale si era finalmente addormentata. ` Come la chiamiamo? ` . Una domanda che alla madre sembrò costare molto, molto caro. ` Suo padre è andato via, ancora prima di vederla nascere. Non voglio che faccia parte del suo clan. Arenopeck. Avrà il mio marchio, e lo dovremo tatuare sulla sua pelle affinchè non vada più via. ` La Luna diniegò con il capo, in un cenno di dissenso. Sapeva molto di più di quello che voleva far credere. ` Il tuo orgoglio ti porterà a non legarti mai a nessuno, e a legarti troppo facilmente a tutti. ` sussurrò alla bambina, in modo che la madre non potesse sentire. A voce più alta confermò ` E Arenopeck sia. Siven Arenopeck.` aggiunse, scegliendo lei il nome. Alla madre non lasciò altro che la possibilità di dirle che andava bene quell`opzione, perchè altrimenti non poteva essere.


« Dai suoi occhi si leggeva il futuro, dai suoi occhi si leggeva la vita, troppo stretta in un giaciglio insicuro, troppo piccola per quella strada in salita… »


`... Ancora niente? ` Solita domanda del rientro in capanna. Quegli occhi verdi smeraldini, tinteggiati d`oro e intagliati nella giada, che ormai sedici cicli di luna avevano compiuto, cercarono subito il giaciglio dove la madre stava morendo. Lei lo sapeva, faceva soltanto finta che ancora una speranza ci fosse, per quella malattia di cui nessuno capiva la causa. Continuava a perdere sangue, a soffrire nella notte colpi di tosse senza respiro. ` No, nulla.` Rispose la Sacerdotessa, che, alla fine, riuscì a convincere la madre a crescere Siven in quelle terre inospitali. ` Prima o poi qualcuno arriverà a salvarti, mathair.` Finalmente, dopo ore di sonno, quest`ultima si risvegliò, trovandosi la figlia davanti agli occhi. Le sorrise, angelica, beandosi di quella visione che aveva accompagnato tutta la sua vita. ` Non resterò ancora a lungo. Sento Donn che mi richiama ad ogni respiro che riesco a fare. Ho solo un desiderio, uno solo. Tuo padre è in Scotia, ha una sua famiglia. Vai da lui. Resta nella sua capanna e godi dei suoi insegnamenti. Proteggiti fra quelle braccia che spesso ti ho negato. Mi dispiace non essere stata abbastanza.` La ragazza restò a guardarla, poco convinta. La sacerdotessa, dietro di loro, rimase a guardare la scena con una stretta al cuore. I versi che recitò sembravano privi di emozioni, comunque. ` Tre cose il viandante non possiede: il tempo, lo spazio, la verità.` Fu la prima volta che Siven riuscì fino in fondo a capire cosa volesse dire. Non aveva che sabbia, nelle mani. Destinata a sciogliersi presto fra dita ancora fragili per lottare da sole. ... O, forse, no.

« Lacrime perse nel vento cantato, sola nel mondo con il suo dolore, destino più volte combattuto ed odiato, divorata nell’animo dal forte rancore… »

Notoriamente acida e antipatica, la madre di Rebaus guardava la nipote con uno sguardo maligno che non si premurava di nascondere, o di non farle pesare. Era sempre stata così: al sentir solo nominare Myahisha, diventava viola dalla rabbia. E adesso, che s`era ritrovata la figlia illegittima di suo figlio a girare per casa, non aveva altro che rancore nelle vene. ` Non vali niente. ` Ebbe modo di ripeterle per l`ennesima volta, mentre mangiava. ` Sei arrivata a turbare la vita di mio figlio senza che nessuno te ne abbia dato prima diritto. Non sei, e non sarai mai scota. Non sai nemmeno parlare la nostra lingua, non rispetterai mai le nostre tradizioni tanto quanto non hai rispettato tuo padre, lasciandolo vivere in pace. ` Lo sguardo di Siven cadde sulla piccola Caylin, detta figlia legittima e nipote adorata di quella donna. Le sorrise, non aveva alcun tipo di rabbia verso quel piccolo batuffolo dalla pelle candida come lo è sempre stata la sua. ` Mi senti? ` domandò la nonna, vedendola distratta. ` Non concluderai mai nulla, nella tua esistenza. Non arriverai mai a ricoprire nemmeno una parte di quello che è ora la moglie di mio figlio. Resterai sola, come tua madre, a crescere una figlia che non avrà mai un vero padre capace di amarla. ` Lo sguardo della ragazza si posò su quello della donna, e si sforzò notevolmente per sembrare il più compassionevole possibile verso di lei. Pietà. Era quello che provava, era quello che voleva trasmettere. La sacerdotessa brigante, prima di morire, glielo ripeteva giornalmente: ` Ascolta chi merita d`essere ascoltato. ` Sorrideva, mentre si alzava. ` Mia madre ha saputo amarmi come tu non sei stata capace di fare con tuo figlio. Ti odia. Ti odia anche sua moglie, e quella bambina ti odierà altrettanto. Sei incapace, inutile e stupida. Tutto quello che puoi fare è toglierti la vita, e sperare che gli Dei si arrabbino talmente tanto con te da non lasciarti nemmeno le ceneri. ` Tranquilla, estremamente gentile, nel tono. Decisamente meno nelle parole. Un fischio, e Guilty arrivò, ad accompagnare i suoi passi verso quella terra che aveva sempre desiderato come madre, perchè madre, a sua volta, della propria. Verulamium.


« Il riscatto venne presto a bussare Allo sguardo perso di fronte all’odiare Poca resistenza oppose al restare Di fronte al tentativo d’imparare ad amare… »


Al Sud sembra non trovare pace. Amori sconnessi, frasi ingiuriose, cambiamenti improvvisi e dolorosi. Da Verulamium a Venta, da Venta a Dvrovernum. Nessuno sembra poterle dare davvero la soddisfazione di sentirsi figlia di un popolo. Solo Lincy, a quanto pare, resta la pietra miliare, di importanza unica nella sua vita. Credendosi destinata a passare una vita slegata da radici fisse, lavora volontariamente alla Sala dei Banchetti, all`Ynis Dia, come cameriera, servendo i forestieri, offrendo alloggio agli sperduti e ascoltando senza prender parte a nessuna parola i racconti dell`Isola, protetta soltanto dal volere degli Dei. Uno dei periodi più bui della vita della donna.

« Sicurezze perse in battiti veloci Dentro le onde appartanenti a nessuno Al suo animo non piacquero i toni ingiuriosi E non si è qualcosa se non si appartiene a qualcuno.. »


Cruthne è la sua nuova casa. L`unica madre che abbia mai avuto. Fredda ed inospitale con gli stranieri, protettiva e gelosa con i suoi figli. Lincy si trova subito a suo agio, e ben presto Siven lega con la gente del luogo, che, nonostante le sue origini rinnegate più volte, non si mostra affatto ostile nei suoi confronti. Il legame con la terra caledone diventa d`una forza immensa, e con ogni singola parte di Cruthne, vivente e non, sembra instaurare un rapporto d`amore e fiducia che la porta presto ad indagare nelle radici più intime della gelida terra; non molto tempo passa prima di capire quale fosse il suo reale destino. Diventarne Voce, Leggenda, Orgoglio. Quell`orgoglio che riempie i guerrieri di pace, ad ogni incolpo inferto e ad ogni testa mozzata. La strada dei Bardi le è stata riaperta, una seconda possibilità le è stata concessa.

« Non si può fuggire al Destino. Nemmeno se non esiste. »



¤.(¯`Sono sabbia, acqua, ricordo, Sono l`ombra di un mancato accordo, sono sale senza sapore, sono Fuoco senza Calore. Sono il bene ed il male, Sono l`eterna Danza boreale, Sono fiele coperto da profumo, Sono un cuore dall`impronta di nessuno.

Stupido gioco per stupida lotta, Ennesima sfida alla Luna distorta, Amica dei deboli giorni E certa Compagna nelle notti insonni.

Cambia il vento, cambiano i tempi, e cambiano con essi i sicuri scempi, eterno spettatore dal giudizio parziale il mio sguardo, dalla vena ancora gioviale.

Lo lancio di nuovo oltre l`orizzonte, eppure mi basta non andare oltre il Ponte, che sopra il giaciglio ancora mi aspetta un Sogno, dalla meraviglia sospetta.

Corro troppo, davvero, mia via? Che il volere degli Dei celere mi sia. Passo dopo passo, tocco dopo tocco, Sento il tuo battito cantare disciolto.

Un altro giro, un`altra vita, Per me e per te, forse infinita, Ti stringo forte la mano sicura, perchè con te davvero non ho paura.

Orgoglio spropositato il mio, è vero, ma tu non sciogliere il mio dolce pensiero. Conoscimi, stringimi, amami per questo, per quello che puoi prenderti dal mio animo onesto.´¯)¸.¤

  • Da Caylin*

`A te rivolgo queste mie parole. A te che sei mia sorella. A te che ho nel cuore. A te che giungesti nel nostro villaggio a chiedere aiuto e io lo rinnegai...avvolta da una vaga sensazione di smarrimento e di paura.

Non so consigliarti quale sia la via più giusta da intraprendere, spero solo che tu, orgoglioso Rua Poipín, possa sempre essere felice. Segui la giusta via, quella del cuore.

Indissolubile legame il nostro che mai si spezzerà. Per sempre sorelle nel cuore e nell`anima.

Caylin ap Erinnus Bàn Aidhiceleòg Bàn Plúirín sneachta`

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Se si osserva la luna nel cielo notturno non si notano stelle che accanto le brillano.. Se si osserva il sole di una serena giornata non si vede la luce dorata con cui bacia l`erba che calpestiamo..

Un seme ha piantato in profondità le radici, è cresciuto con e per Cruthne.. Un seme fra i tanti, una stella accanto alla Luna, un filo d`erba in un manto verde..

Ma un seme senza cui la terra non avrebbe di che nutrire ed esser nutrita, Una stella lucente che renderebbe meno prezioso il cielo, con la sua assenza, Una foglia senza la quale gli alberi non sussurrerebbero più allo stesso modo, al passaggio del tiepido Vento.

Una Voce che farebbe azzittire tutta la Pittia, se dovesse mancare. Una Voce che ha una strada lunga ed in salita di fronte a sè, ed un bastone con cui camminare grazie al tratto che l`ha condotta a ciò che è.

Che la Dea guidi i tuoi passi, Siven Nemesis, Stella che completa il Cerchio Cruìthne, Orgoglio di un popolo che ancora molto s`aspetta, da chi ha il compito di mostrarlo all`Isola dei Forti.


Neisha Maeatae, Figlia e Madre di Cruthne, Luna d`Argento.

[modifica] Note [dalla scheda]

Grazie ad un infuso malandato fatto da Phoenix e che lei ha ingenuamente bevuto, un`iride è diventata bluastra e l`altra è rimasta verde

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