Preghiere

Da CeltIKI.

Preghiera a Marte, padre del popolo romano:

Mars pater, divi quorum est potestas nostrorum hostiumque, dique,
vos precor, veneror, veniam peto feroque, uti populo Romano vim
victoriam prosperetis hostesque populi Romani terrore formidine
morteque adficiatis. Sicut verbis nuncupavi, ita pro re publica populi Romani, exercitu
legionibus, auxiliis populi Romani,
hostium mecum deis Tellurique devoveo.

Traduzione:
Padre Marte, dei tutti che avete potere su di noi e sui nemici,
e voi, dei, vi prego, vi adoro, chiedo la grazia e la ottengo,
che concediate al popolo romano la forza e la vittoria,
e che gettiate paura, terrore e morte sui nemici del popolo romano. Come ho solennemente
proclamato, così offro in voto agli dei
e alla Terra, insieme a me stesso, le truppe regolari e ausiliarie dei nemici, in favore della comunità del
popolo romano, del suo esercito, delle truppe regolari e ausiliarie
del popolo romano dei.

( .. )


Invocazione agli dei principali per Roma, il padre Marte, il divino saturno ed il benevolo Esculapio

O nos, Vestalem(o Initialem – Sacerdos secondo chi predica ),divi iuvate!
Ne luem, ruinam, Saturno, sinas incurrere in plures!
Satur esto, fere Mars, limen sali, sta illic,
O nos, Esculapio, iuvato!
Triumphe triumphe!


Traduzione:
Oh! a noi Vestali (o Iniziali – Sacerdoti)!, aiutateci dei!
No, pestilenza e rovina, o Saturno,
non permettere che trascorrano tra il popolo!
Sii sazio, o feroce Marte;
balza sulla soglia, fermati là,
Oh! a noi! Esculapio! aiutaci!
Trionfo, trionfo!

(..)


Preghiera a Febo e Diana
Phoebe siluarumque potens Diana,
lucidum caeli decus, o colendi
semper et culti, date quae precamur
tempore sacro,
quo Sibyllini monuere uersus
uirgines lectas puerosque castos
dis, quibus septem placuere colles,
dicere carmen.

Alme Sol, curru nitido diem qui
promis et celas aliusque et idem
nasceris, possis nihil urbe Roma
uisere maius.

Rite maturos aperire partus
lenis, Ilithyia, tuere matres,
siue tu Lucina probas uocari
seu Genitalis:
diua, producas subolem, patrumque
prosperes decreta super iugandis
feminis prolisque nouae feraci
lege marita,
certus undenos decies per annos
orbis ut cantus referatque ludos
ter dic claro totiensque grata
nocte frequentis.

Vosque ueraces cecinisse, Parcae,
quod semel dictum stabilis per aeuum
terminus seruet, bona iam peractis
iungite fata.

Fertilis frugum pecorisque tellus
spicea donet Cererem corona;
nutriant fetus et aquae salubres
et Iouis aurae.

Condito mitis placidusque telo
supplices audi pueros, Apollo;
siderum regina bicornis, audi,
Luna, puellas.

Roma si uestrum est opus Iliaeque
litus Etruscum tenuere turmae,
iussa pars mutare Lares et urbem
sospite cursu,
cui per ardentem sine fraude Troiam
castus Aeneas patriae superstes
liberum muniuit iter, daturus
plura relictis,
di, probos mores docili iuuentae,
di, senectuti placidae quietem,
Romulae genti date remque prolemque
et decus omne.

Quaeque uos bobus ueneratur albis
clarus Anchisae Venerisque sanguis,
impetret, bellante prior, iacentem
lenis in hostem.

Iam mari terraque manus potentis
Medus Albanasque timet securis,
iam Scythae responsa petunt superbi
nuper et Indi.

Iam Fides et Pax et Honos Pudorque
priscus et neglecta redire Virtus
audet, apparetque beata pleno
Copia cornu.

Augur et fulgente decorus arcu
Phoebus acceptusque nouem Camenis,
qui salutari leuat arte fessos
corporis artus,
si Palatinas uidet aequus arces,
remque Romanam Latiumque felix
alterum in lustrum meliusque semper
prorogat aeuum,
quaeque Auentinum tenet Algidumque,
quindecim Diana preces uirorum
curat et uotis puerorum amicas
applicat auris.

Haec Iouem sentire deosque cunctos
spem bonam certamque domum reporto,
doctus et Phoebi chorus et Dianae
dicere laudes."


Traduzione:

Febo e Diana dea delle foreste
onore dei cieli splendido, onorati
sempre e onorandi, oh esauditeci in questi
giorni solenni
in cui prescrisse il sibillino carme
che vergini e fanciulli scelti e puri
cantino un inno per gli Dei che i sette
colli hanno cari!

Sole divino, che apri e chiudi il giorno
con l'aureo carro sempre eguale e nuovo
sorgi, deh nulla mai veder tu possa
maggior di Roma!

Tu, che sai blanda schiudere i maturi
parti, le madri tu proteggi, Ilizia,
o che Lucina esser nomata voglia
o Genitale.

Cresci la prole, prospera i decreti
dei Padri, o Diva, per le muliebri
nozze, e la legge maritale di nuova
prole feconda,
onde egual ciclo d'anni cento e dieci
riconduca i ludi e i cantici, tre volte
nel chiaro dì, tre volte nella lieta
notte affollati.

Voi che veraci annunziaste, o Parche,
gli eterni fati che sicuri eventi
confermeranno, ai fatti antichi buoni
fati aggiungete!

Di messi e greggi fertile la terra
serti di spiche a Cèrere offerisca;
nutrano i frutti l'acque e le salùbri
aure di Giove!

Placido e mite, or ch'hai riposto il dardo,
ascolta, Apollo, i supplici fanciulli;
Luna, bicorne dea degli astri, ascolta
tu le fanciulle!

Se opera vostra è Roma, e se all'etrusco
lido approdò quella troiana schiera
cui nuovi Lari e nuova città con lieto
corso assegnaste,
cui senza infamia tra le fiamme d'Ilio
libero varco il casto Enea dischiuse,
al patrio suol superstite per dargli
sorte più grande,
Dei, buon costume ai giovini sottommessi
date e ai vegliardi placida quiete;
Dei, beni e prole alla romùlea gente
date e ogni gloria;
e quanto, offrendo bianchi buoi, l'illustre
sangue d'Anchise e Venere vi chieda,
egli l'ottenga, egli nell'armi altero,
mite coi vinti.

Già teme il Medo la sua mano, potente
per terra e in mare, e le latine scuri;
già Sciti ed Indi, poco fa ribelli,
chiedon leggi.

Già Fede e Pace, e Onore e il Pudore prisco
Osano tornare, e la Virtù negletta;
e già beata col suo corno pieno
viene l'Abbondanza.

Se Apollo, adorno dello splendido arco,
àugure e amico delle nove Muse,
che i corpi infermi con la sanatrice
arte ristora,
guardi benigno i Palatini colli,
di lustro in lustro egli proroghi il romano
stato ed il Lazio a liete sorti e a tempi
sempre più belli,
mentre Diana, che Algido e Aventino
regna, dei quindecemviri le preghiere
ascolti, e benigno ai voti dei giovinetti
porga l'orecchio!

Buona e sicura la speranza io reco
che Giove e tutti i Numi vogliano questo,
io, coro istruito a celebrar nel canto
Febo e Diana.
( Carmen saeculare" di Orazio )


Preghiera a Marte
O Marte padre,
ti prego e scongiuro,
sii benevolo e propizio a me,
alla casa ed alla famiglia nostra;
In considerazione di ciò ho fatto condurre
porci, montoni e tori intorno al campo,
alla terra ed al fondo mio;
deh, tieni tu lontano, respingi,
spazza via i morbi visibili ed invisibili,
la sterilità e la devastazione, il maltempo e le bufere.

( Catone il Censore, De agricola CXLI,3 )


Per una vita serena
Assistetemi, o Dèi!
Non disdegnate i doni della povera mia mensa
ch’io v’offro in nude ciotole di terra,
chè ben di terra cotta fece i primi vasi,
nella molle creta ben li foggiò l’antico agricoltore.
Non io richiedo le ricchezze avite,
non il censo che cumuli di messi procacciavano ai miei progenitori; poche messi mi bastano, mi basta
riposar nel mio letto
e ristorarmi le membra nel triclinio consueto.

(A. Tibullo, Elegie I,37-44 )


Preghiera di Enea
Dacci, o Apollo,
una dimora nostra,
a questi uomini stanchi dona una terra,
una posterità, una patria che duri nel tempo,
un’altra Pergamo troiana.
Porta in salvo ciò che è sfuggito
alla strage dei Greci e del feroce Achille.
Chi ci farà da guida e dove andremo?
Dove andare, dove fissare una dimora mostracelo tu.
Mostraci, Padre, un segno della tua volontà,
discendi nei nostri cuori.

(P. Virgilio Marone (71-19 a.C.) Eneide, II, 689 -691 )


La preghiera di Scipione
(Nel momento di salpare per l’Africa, per lo scontro decisivo con Annibale, il condottiero romano Publio Cornelio Scipione, allo spuntare del sole, intima per mezzo dell’araldo il silenzio a tutti e innalza la sua preghiera. La battaglia di Zama, decisiva per il futuro di Roma e dunque anche per l’Europa, fu combattuta nel 202 a.C )

O Dèi e Dèe,
che i mari e le terre abitate,
vi prego e scongiuro, deh,
quello, che sotto il mio imperio si è compiuto,
si compie e si compirà, quello per me,
per il popolo e per la plebe romana,
per i socii e per la nazione latina
e per quelli che in terra, in mare e sui fiumi
seguono il mio esempio,
i miei ordini e i miei auspici,
abbia buon esito;
e tutto quello voi bene aiutate,
con buoni incrementi accrescete;
e salvi ed incolumi, vincitori,
dopo avere vinto i nemici, adorni di spoglie,
carichi di preda e trionfanti meco reduci riportate in patria; concedeteci di punire gli avversari ed i nemici;
e quello, che il popolo cartaginese
ha cercato di fare contro la nostra città,
date a me ed al popolo romano
la facoltà di fare contro la città cartaginese,
così da dare un esempio.

( Tito Livio, ab urbe condita XXIX, 27, 24 )


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