Pittia

Da CeltIKI.

Immagina chiudendo gli occhi di percorrere foreste oscure e fitte, attraversare fiumi puri e trasparenti per giungere in una pianura verde sul quale crescono erbe aromatiche dai profumi densi che colpiscono l’olfatto.
Mischiate a quel sentore, odore di fumo, acre e pungente.
I fuochi delle vedette brillano dietro a una palizzata ampia e resistente.
Gli uomini camminano su esse rivestiti da poche pelli; sul petto incisioni e tatuaggi azzurri e negli occhi il brillare del coraggio e dell’onore.
Varca la soglia assieme a me, nota le case semplici. I volti ridenti di bimbi che giocano. La piazza del mercato dove si esercitano gli scambi.
Carne, pelli, tessuti... forza delle creazioni del mio popolo. Soffermati a posare lo sguardo sui guerrieri e sul loro vigore. Come degli animali indomiti proteggono il loro branco, così loro difendono la tribù.
Il popolo dei pitti, decisi e valorosi capi...
Uno sprazzo di vita e di sangue accostato a una visione di pace e commercio.
China il viso.. siediti qui all’ombra di questa capanna bianca di rami e giunchi.
Ascolta la pace dell’animo e i rumori del mercato. Respira l’aria degli uomini liberi, fratello… respira l’aria di Cruthne.

Indice

[modifica] Luoghi

[modifica] Cruthne

Difeso, forte... coraggioso.
Un luogo da chiamare casa fra le guerre e il sangue.
Un popolo unito in un villaggio.
Il commercio, la vita, la grazia degli Dei.
Soffermarsi ad ammirare esistenze che si intrecciano...
Verità che si palesano...
Nelle credenze e nei passi di una vera tribù.

Simile ad una nave di roccia, un'altura si protendeva verso il mare, sorretta da possenti scogliere. Qui, battuta dal vento e dalle piogge, sorgeva l'antica Cruthne. Chiunque avrebbe maledetto i propri antenati per l'infausta scelta del luogo: il clima era implacabile, la terra povera, il mare turbolento e traditore. Non i Pitti, che invece sembravano rallegrarsene: sapevano che, alla vista delle difese del villaggio, soltanto una masnada di pazzi avrebbe provato a sferrare un assalto. Il promontorio era protetto da costoni rocciosi, che finivano a picco sul mare. L’ingresso dava su un’ampia spianata, ed era difeso da un terrapieno, sormontato da una doppia cinta di palizzate alte due volte un uomo. Era compito dei guerrieri decorarla con i teschi dei nemici uccisi in battaglia: qualora vi fosse carenza di teschi (occasione, bisogna dirlo, rarissima), ci si arrangiava con corna ed ossa di animali. Al centro della palizzata si ergevano due torri in legno, alte circa tre volte un uomo, che opportunamente presidiate difendevano l’ingresso del villaggio. La struttura difensiva, considerata nella sua totalità, assumeva una forma arcuata: proprio questa disposizione aveva consentito di ricavare spazio per il grande piazzale, luogo degli scambi commerciali e dei riti religiosi, popolato da mercanti, pastori, animali vivi e morti, percorso da carri pieni di vasellame o foraggio. Questo era il luogo più rumoroso e variopinto del villaggio: attraversandolo da parte a parte, superato l’altare sacrificale, si giungeva, improvvisamente, davanti alla capanna del Righ. Era povera e sudicia, come tutte le capanne del villaggio, ma molto più grande. Il tetto era formato da assi e paglia, mentre il pavimento non era altro che terra, schiacciata dal passo degli uomini e dalle casse dei tributi, colme di ogni sorta di ricchezza. Due campioni presidiavano giorno e notte l’ingresso. Ai lati della capanna stavano i Toiseach, capi militari, armati di lancia; il Mormaer, Vice Capo di Cruthne, sedeva accanto allo scranno del Righ. Ai lati della capanna del Righ erano state costruite quelle dei guerrieri, vicine al piazzale e dunque alle difese del villaggio; dietro, in un reticolo di viuzze, quelle degli artigiani e dei popolani. Erano molto piccole, appena più alte di un uomo, anche se non era raro trovarci famiglie incredibilmente numerose. Pecore, vacche e maiali vivevano spesso nello stesso ambiente nel quale dormivano i loro padroni. Nel cuore di Cruthne, sull’estrema sommità del promontorio, si trovavano le capanne dei druidi. I guerrieri ed i popolani vi si recavano assai sovente: a far medicare le ferite conseguite in battaglia e durante il lavoro, a ricevere benedizioni, oppure a portare offerte sacrificali. Dall’altra parte della spianata, inerpicandosi per le alture, ci si inoltrava in un vasto bosco. Seguendo il sentiero si giungeva nella radura dove, molti anni addietro, era stato edificato il primo tempio di pietre. Questo era composto da una serie di anelli concentrici, formati a loro volta da menhir di grandezza variabile. Attorno al tempio di pietre, sparpagliati, sorgevano i tumuli sepolcrali dei Pitti più importanti. Possiamo dire che l’interno del bosco, dunque, accoglieva la necropoli di Cruthne. Un piccolo ruscello aveva il gravoso compito di dividere la foresta dei vivi, dove si trovavano le fattorie e gli allevamenti, dalla vuota e silenziosa foresta dei morti. Recandosi invece sulla costa, circa un miglio a sud dalla cinta a palizzata, era possibile discendere verso un’ampia spiaggia. Qui si trovava la cittadella portuale di Cruthne, chiamata popolarmente “la marina”, con i suoi magazzini e le sue taverne. Frequentata da pirati e mercanti, marinai e carpentieri, era esposta agli attacchi dei nemici: per questo era difesa da un avamposto militare.

[modifica] Scone

Fra i sussurri del vento,
fra le urla sacre...
qui identifico ora e per sempre
il mio essere capo.
Sovrano di un popolo,
portatore della forza.
La pietra della verità parla per me...
E col suo canto inizia l’epoca del mio comando.

[modifica] Storicamente

Quello che oggi è un modesto villaggio del Tayside, vicino a Perth, era fino all'VIII secolo la capitale sacra del regno dei Pitti: il villaggio di Scone. Sulla scia delle leggende si racconta che la misteriosa pietra del Destino, legata indelebilmente al nome del luogo di Scone, appunto, fece la sua comparsa in Irlanda per mano dei Tuatha De Danann che la regalarono ai Milesi, i figli di Mìle, loro successori mortali, e antenati del popolo che ora viene da noi chiamato irlandese. I Tuatha De Danann (il Popolo dei Dana) erano gli antichi abitatori dell'Irlanda, i Dei adorati dai Pitti (Picti) stessi: un'antica stirpe di natura divina dotata di poteri soprannaturali che, secondo quanto narrato dalla tradizione irlandese, giunse in una nuvola magica e, nella nebbia sollevata dai suoi druidi, sparì. Un popolo venuto dal nulla e scomparso nel nulla, quel popolo che lasciò ai drewydd venuti dopo di sé imponenti vestigia: i templi megalitici. Si può pensare che a Scone sorgesse appunto il Cerchio Sacro dove i fìlid e i faith pitti pregassero le forze naturali, dove venissero officiati i rituali e i sacrifici alle divinità stesse. Si dice che i Tuatha De Danann, inoltre, portarono con la loro venuta la scienza, la civiltà, l'arte, ma anche quattro doni con poteri magici che furono destinati a tutti i regnanti successivi della Britannia: una spada, una lancia, un calderone e un blocco di pietra rozzamente sbozzato. La pietra, chiamata anche pietra del destino appunto, era in grado di riconoscere il vero sovrano del paese emettendo un alto grido. La storia ad essa legata, dopo la scomparsa degli Dei dalle terre irlandesi, può essere così ripartita. Essa divenne proprietà dei primi re d'Irlanda come "Pietra del Destino" e fu installata nella mitica collina di Tara, nella contea di Meath, sede dell' "Ard Ri", il re supremo che regnava su tutta l'Irlanda. La pietra fungeva da trono per l'incoronazione ed era il luogo in cui veniva amministrata la giustizia. Nel VI secolo d.C. Tara fu abbandonata e, in seguito, i miti irlandesi e scozzesi concordano nel dire che la pietra sacra fu portata in Scozia, dove ne possiamo trovare le tracce successive. Il villaggio di Scone allora facente parte delle terre del popolo pitto, importante centro religioso, oltre che sede dei regnanti, dove veniva conservata la conoscenza druidica, fu la sede dove la “Stone of Scone” venne conservata a lungo; ivi i re venivano incoronati su una lastra di pietra che assunse il nome di "la Pietra del Destino" e che assecondando i miti, che affondano le proprie radici in storie lontane, altre non sarebbe che la medesima pietra, proprietà di Brigit, Dea dei De Danann. Il tempo passò, e nel IX secolo il trono dei Pitti e quello scozzese furono unificati sotto il primo re, Kenneth McAlpine, che trasportò la pietra nel luogo della sua incoronazione, a Dunnstaffnage Castle, a Perth. Due secoli dopo, il re inglese Edoardo I trovandosi invischiato in un litigio a nord del Border (il confine tra Inghilterra e Scozia), colse l'opportunità di trafugarla portandola a Westminster. Incapsulata nel sedile dorato dall'alto schienale, la pietra costituiva il trono su cui sono stati incoronati sin da allora i re e le regine britannici. E' di questi ultimi tempi la notizia sibillina che l'Inghilterra ha restituito alla comunità scozzese la Pietra del Destino, la "Stone of Scone", trafugata secoli orsono dopo le sanguinose repressioni in Scozia. La pietra è un macigno di calcare di circa 200 chilogrammi. La pietra, dopo numerose peripezie, giaceva ormai da lungo tempo sotto il seggio del trono reale conservato nell'abbazia di Westminster.

[modifica] Nella fantasia

Camminare fra questi antichi menhir desta in me un’antica tristezza. E’ il rumore della natura che nel suo eco sfiora la mente e il cuore di coloro che hanno fede. Soli si alzano, lune calano... i giorni passano e con essi gli anni, in un cerchio imperturbabile di inizio e fine. Come un [[[triskell]] dorato, formato da tre punte che si inseguono l’un l’altra in un ciclo di rinascita, così le pietre di Scone e la loro sacralità non saranno mai dimenticate. Prima fra tutte la pietra che porta onore a questo luogo. I cieli hanno da sempre visto nascere i loro re su quel declivio impervio, dove le colline delicate si alzano tentando di sfiorare il cielo e la divinità racchiusa fra le nubi di britannia. Qui, dove si erigono pietre argentee che increspano l’orizzonte con ombre rosse nel tramonto del sole, la divinità accorda a uomini e donne i poteri necessari per guidare un popolo. L’urlo lanciato dalla magica pietra del destino ha segnato l’inizio di molti regni e della gloria con essi venuta. Inscindibile dalla vita pubblica, Scone mantiene i segreti della vita druidica, luce di saggezza che ha il compito di affiancare i regnati. Potere sacro e potere spirituale si intrecciano in una leggenda che rivive nel dono lasciatoci dai De Danann. A volte mi fermo in questa piccola foresta colma di tassi, noccioli e querce per ammirare l’altura avvolta dai raggi benefici della luna, le notti, e del sole, i giorni; quale posto può ispirare più pace e più vicinanza con il cosmo celeste? Quale luogo può donare più forza a un regnante e fargli comprendere che la sua vita è legata alla volontà dei De Danann? La pietra che custodiamo fra i cerchi magici, lassù, è il simbolo della forza, che ancora ha il potere di unire intere popolazioni sotto la guida di una voce, trattenuta da fili divini.

[modifica] Il monte Graupio

Fierezza e coraggio indomito;
la vita per la propria terra.
Colori densi sulla pelle si mischiano al rosso del sangue.
Il blu dei segni dei guerrieri,
la lucentezza delle armi...
la fede nell’animo.

[modifica] Storicamente

La battaglia sul monte Graupio, 84 d.C. probabilmente avvenuta, forse, sui Grampius Montains, nel pieno centro dell’attuale Scozia (si veda in proposito i campi di marcia romani rinvenuti in quella zona) è l’ultima grande battaglia combattuta in Inghilterra dalle legioni romane, per mantenere ed estendere il dominio dell’isola. Dal punto di vista militare lo scontro, fu un grande scontro tradizionale, dove due eserciti si contrapposero, per ottenere una vittoria al tempo stesso tattica e strategica. Ciò che sappiamo di quello scontro lo dobbiamo soprattutto a quanto scritto da Tacito, contemporaneo di Agricola e uomo di potere, ben dentro il potere dell’Impero. La qualità legionaria, e degli ausiliari, era altissima. Il loro armamento, difensivo ed offensivo ineguagliabile alle altre popolazioni, la loro tattica, il valore singolo e di corpo, difficilmente comparabile, e determinato dalla certezza di appartenere alla migliore élite combattente in campo aperto di qualunque altro reparto. Sotto il monte Graupio, in Scozia, quindi, si assistette ad uno scontro, che malgrado la superiorità dei Caledoni e dei loro alleati era già scritta, purtroppo, in partenza. Tatticamente lo scenario si presentava così: Sulle cime dei monti era appostato l’esercito britannico, enorme, una massa, divisa in linee che ricoprivano tutto l’orizzonte romano fino alle pianure. In basso i romani. La cosa interessante è il discorso riportato da Tacito di Calgaco, che pronuncia un’arringa per galvanizzare le truppe dei ribelli alla vigilia della decisiva battaglia. In esso si nota l’accento della consuetudine pitta di trarre coraggio dalle mogli, figli e madri presenti sul campo di battaglia durante lo scontro. “Sempre, quando io medito sull’origine della guerra e sulla situazione che ci opprime, fermissima fede nasce nell’animo mio che l’ora presente e l’unione vostra schiudano la via a riconquistare l’indipendenza dell’intera Britannia. Ed ora alla battaglia! E siano in cima ai vostri pensieri gli avi e i posteri!"

[modifica] Nella fantasia

Tutto ciò che esalta la vittoria è per noi! Alzate lo scudo valorosi guerrieri! Non abbassate lo sguardo! Uniti, untiti nella lotta contro l’usurpatore nemico dimostriamo il nostro coraggio! Vi sia cara sopra ogni cosa la salvezza e la gloria! Noi nella pienezza della nostra forza, noi indomiti e pronti a combattere non per vendetta di servitù ma per diritto di libertà, mostriamo fin dal primo scontro quali uomini abbia scelto la Caledonia a propria difesa!” Udii le parole e il sospiro con esse. I grandi guerrieri Celti adornati di blu contro il cielo oscuro e nefasto. La montagna silente, solo il vuoto dell’eco. La battaglia, il sangue e i rumori delle armi si sarebbero presto riversate su quelle aspre salite... fra gli alberi verdi... fino all’orecchio degli immortali. Quale forza possiede un popolo... quale luogo più adatto a ricordare il valore dell’unione e della lotta per la propria libertà se non questo. Inchioda nella memoria questo frangente. Questi uomini armati e pronti a donare la propria vita... rinchiudi in un cristallo di pensiero questo luogo sacro, dove alberi, uomini e coraggio mi riportano alla memoria la grande quercia, radicata nel terreno di Britannia, che non vuole lasciarsi abbattere dal vento insistente. Ricorda il valore dei Pitti... ricordali, affinché il coraggio risuoni in eterno su queste montagne con la voce degli Dei.

[modifica] Urguhart

Il rumore delle acque mi da pace,
il vento sui capelli la tranquillità...
ma non dimentico la mia spada né la mia ascia...
guerriero nell’anima in un luogo di pace...
manterrò pura questa riva per sempre.

[modifica] Storicamente

In Scozia il passaggio dalla realtà alla leggenda è continuo e la suggestione provata alla vista del mitologico lago di Loch Ness sembra difficile da rendere con le parole. Sulle rive di questo affascinante lago sorge l’Urguhart Castle, antica roccaforte del popolo Pitto. Il castello ebbe varie vicissitudini; espugnato e perso da Edoardo I, difeso da Robert I Bruce nella lotta contro Edoardo III e attaccato poi praticamente da tutti i signori passati da quel luogo. A seguito delle perpetue costruzioni e demolizioni è difficile ricostruire la storia architettonica della costruzione. La distruzione definitiva è datata 1692, quando il castello fu demolito per impedire ai giacobiti di farne uso. Il team si è imbattuto nelle sue rovine, a strapiombo sul loch (lago), raggiungibili tramite un ripido sentiero. Un luogo di collegamento importante... anche per le popolazioni pre cristiane quali i Pitti. Esso infatti era situato in un punto di nodo che conduceva dall’interno terra all’esterno terra attraverso Irverness, capoluogo delle Highlands, situato sul fiume Ness. Addentrandosi ulteriormente si giunge al meraviglioso mare del Nord, sbocco suggestivo al quale il castello, antica roccaforte dei pitti, fa da sfondo nell’entroterra. C’è da aggiungere ora la differenziazione fra la popolazione e la sua divisione dentro le antiche fortezze, costruite su terrapieni circolari con edifici in legno. Politicamente le persone sono raggruppati in fine (clan), famiglie allargate al quinto grado, nella quale le donne hanno gli stessi diritti e doveri dell'uomo, compresi alcuni obblighi militari; i ragazzi sono spesso inviati ad imparare un mestiere presso altre famiglie (fosterage). Più clan formano un piccolo tuatha (tribù o regno), guidato da un ri (reuccio). I regni sono in tutto un centinaio e sono poi riuniti in quattro regni maggiori che corrispondono ai quattro punti cardinali (Ulster, Connaught, Leinster e Munster) più uno centrale (Midhe o Meath) con un ard ri (alto re), che risiede a Tara, ma con poteri limitati. Le controversie sono appianate da giudici ambulanti (brehons) o più spesso da reciproche scorrerie, duelli e guerre. In visione più amplia si può vedere come le fortezze fossero piccoli villaggi con funzioni prettamente difensive a volte situate (come in questo caso) su luoghi di incantevole bellezza e magnetica magia.

[modifica] Nella fantasia

L’acqua di pace bagna queste rive sul quale sorge spontanea come una pianta lacustre il forte di Urguhart. Ivi vivono forti guerrieri difesi dalle palizzate di legno. Fra una guerra e l’altra osservano periodi di pace entrando in comunione con la natura e la sua magia. Questo luogo è la pace... la calma dell’animo, rincuorante della mente e del corpo. Camminando da questo luogo magnetico puoi giungere infine nelle profonde Highland, prima di sboccare al mare... esso porta ricordi lontani.. i ricordi della tua terra. Racchiudili nel tuo cuore fra le battaglie e il silenzio... guerrieri nell’animo e nel cuore... guerrieri dentro il popolo dei Pitti.


[modifica] Storia

[modifica] L'origine dei Pitti

La storia dei Pitti è avvolta nella leggenda e nel mistero in quanto gli studiosi possiedono pochissime fonti documentarie circa le loro origini. Tra i documenti di cui dispongono uno dei più importanti è sicuramente il “Pictish Chronicle” ossia un manoscritto anonimo contenente la lista di 69 Re Pitti, in quanto rappresenta l’unica fonte scritta diretta. Altre notizie su di essi ci giungono dai ritrovamenti archeologici, come le pietre dritte su cui incisero la loro storia per mezzo di simboli pagani, ma anche da scritti di oratori romani ( ad esempio Eumenius) e da leggende irlandesi. I Pitti o Picts (in lingua inglese) si stanziarono nella parte nord-est dell’ odierna Scozia, a quel tempo denominata Caledonia, a nord del fiume Forth e ad est della catena montuosa soprannominata “La Spina della Britannia” . Certo è che la loro influenza si spinse fino alle Isole Orkney. Alcuni studiosi hanno sostenuto che i Pitti giunsero in quelle terre dal mare e che furono un popolo di origine non-celtica. Il monaco inglese Bede, in uno scritto del 731 d.C., affermò che i Pitti potevano essere giunti in Britannia dalla lontana Scizia. Le ricerche di altri studiosi hanno invece fatto credere che si trattasse di un popolo di origine iberica o scandinava. Chi approvò questa tesi, secondo cui giunsero dal mare e non furono di origine celtica, sostenne la probabilità che i Pitti, prima di giungere in Britannia con lunghe navi, si siano fermati in Hibernia (Irlanda) per cercare terre ove stanziarsi. Non essendoci abbastanza posto per entrambi gli irlandesi avrebbero consigliato loro di cercare sistemazione nel nord della Britannia, a quel tempo abitato dalla tribù degli Scotii provenienti dalla stessa Hibernia. Sembra infatti che furono gli Scotii a cedere loro le terre del nord-est. Si dice inoltre che i Pitti avessero al loro seguito una scarsa rappresentanza femminile quando giunsero in Hibernia e che furono gli irlandesi ad offrire loro un numero considerevole di donne, purchè i Pitti garantissero loro una discendenza matrilineare dei re acconsentendo quindi di sottostare ad una sorta di controllo irlandese. Studi recenti sembrano invece andare in una direzione opposta, affermando che i Pitti non giunsero dal mare ma furono i diretti discendenti della popolazione autoctona occupante il territorio scozzese prima dell’età del ferro. Se fu così dunque si trattò di una società preistorica sopravvissuta nei futuri periodi storici e poi estintasi per assorbimento da parte di popolazioni gaeliche.

[modifica] Chi furono i Pitti

Il nome con cui sono conosciuti maggiormente sembra derivare dal latino “PICTUS” (dipinto/verniciato) appellativo con il quale i romani li avrebbero soprannominati a causa della loro abitudine di pitturarsi il corpo e i capelli con del gesso blu. Secondo alcune teorie tutti i celti di Britannia avevano l’usanza di pitturare il corpo di blu, secondo altre solo le popolazioni stanziate a nord erano adepte a questa pratica. Per di più si pensa che i Pitti praticassero addirittura la “perforatura” della pelle tramite aghi, piuttosto che la semplice pittura, tatuando sui loro corpi simboli blu. Isidoro di Siviglia scrive che i Pitti facevano dei tagli sul loro corpo applicando del pigmento e che queste cicatrici colorate avevano lo scopo di dimostrare e ricordare il loro rango sociale all’interno della comunità. Il nome gaelico dei Pitti fu Cruithni che significa “la gente dei disegni”. Si dice che non furono una tribù unitaria ma che al loro interno fossero divisi in altre 12 tribù. Fonti romane riportano l’identificazione di almeno due grandi famiglie quella dei Caledoni e quella dei Maeatae; i primi abitarono le Highlands scozzesi, i secondi la grande pianura. I Pitti hanno rappresentato per molti secoli la furia ribelle di un popolo indipendente che ha rifiutato di essere sottoposto al giogo di Roma e di qualsiasi altro invasore. I romani, giunti in Britannia intorno al 55 a.C., riuscirono ad occupare le terre a sud dell’isola, più volte invece tentarono incursioni in Caledonia e spesso sconfissero i Pitti in battaglia, ma non riuscirono mai a conquistare né loro né la loro splendida terra. Il fatto che Roma non riuscì mai a sottometterli e a raggiungere le terre del nord è dimostrato dalla costruzione del famoso Vallo di Adriano, 80 miglia di cinta muraria che i romani costruirono da costa a costa per separare il mondo a loro conosciuto da quello sconosciuto e selvaggio dei barbari. Il vallo di Adriano, la cui costruzione iniziò nel 122 d.C., tagliava nettamente la Britannia in due parti, dividendo il nord dal sud. Le fonti indirette ci dicono che i Pitti vissero raccogliendo frutti e bacche dalle loro foreste abbondanti e che furono coltivatori, allevatori, cacciatori, pescatori e soprattutto guerrieri tenaci, valorosi e feroci, abili in battaglia e maestri nell’uso dell’arco. Nei resoconti di alcuni romani che avevano combattuto contro di loro venivano descritti come genti dall’alta statura, con capelli gialli o rossi e pelle bianchissima. Leggendariamente qualcuno scrisse che i loro occhi erano dotati di una luce particolare e che per questo erano capaci di vedere nel buio come alla luce del giorno. Ma in realtà nessuna fonte è propriamente attendibile per quanto concerne i loro tratti caratteristici. Hanno inoltre lasciato un’eredità notevole nelle sculture di pietra, nella lavorazione del metallo e nelle fortificazioni denominate “BROCHS” (torri circolari in pietra) disseminate sugli altipiani. Per questi motivi vengono ricordati come grandi artisti la cui influenza ha segnato il territorio scozzese in modo indelebile. I Pitti furono come detto in precedenza una società matrilineare, per cui la successione alla guida avveniva attraverso la linea femminile. Ciò è ben dimostrato dal “Pictish Chronicle” dove i nomi dei re menzionati dimostrano che a ciascun re pitto non succedeva il proprio figlio ma i fratelli, i nipoti, i cugini o qualcuno che raggiungeva il trono sposando la femmina adatta. La cultura dei Pitti e la loro indole non si sono estinte ma si sono mischiate pian piano a quelle delle popolazioni gaeliche. Sempre il “Pictish Chronicle” ci aiuta a sostenere questa tesi in quanto nella lista dei re l’ultimo menzionato è Kenneth MC Alpin di Scotia (847 d.c.), il quale dette al suo regno il nome di Alba e fondò la dinastia scozzese. Ciò dimostra che alla fine i Pitti furono assorbiti dagli Scotii e le due tribù un tempo separate formarono una nazione unitaria. Molto probabilmente sia i Pitti che gli Scotii furono convertiti al Cristianesimo fra il IV e il VI secolo d.C., a dimostrarlo alcune incisioni su pietra che si rifanno al simbolismo cristiano.

[modifica] Società

La cultura materiale dei Pitti mostra una società non facilmente distinguibile da quelle dei vicini gaelici e britanni e neppure molto diversa dagli anglosassoni del sud. Come per la maggior parte dei popoli del nord Europa della tarda antichità, i Pitti erano agricoltori che vivevano in piccole comunità. Bestiame e cavalli erano un segno evidente di ricchezza e prestigio, le pecore e i maiali venivano invece allevati ampiamente, mentre i toponimi indicano come la transumanza fosse pratica diffusa e comune. Gli animali erano piccoli rispetto a quelli successivi, anche se i cavalli dalla Britannia furono importati in Irlanda per ingrandire i cavalli nativi del luogo. Le testimonianze scultoree attestano che la caccia veniva praticata con i cani e anche, diversamente dall'Irlanda, con i falchi. La produzione di cereali comprendeva frumento, orzo, avena e segale. Le verdure includevano cavoli, verza, cipolle, porri, piselli, fagioli, rape, carote e specie non più comuni. Sembra che venissero raccolte piante quali aglio, ortiche e crescione. L'economia pastorale presuppone che fossero ampiamente disponibili pellame e cuoio. La lana era la fonte principale per le fibre dei vestiti e anche il lino era molto comune, anche se non è chiaro se venisse prodotto per le fibre, per l'olio, o come alimento. Pesce, crostacei, animali marini e balene furono a lungo sfruttati sui litorali e i fiumi. L'importanza degli animali porta a pensare che la carne e i latticini fossero una parte importante della dieta della gente ordinaria, mentre è probabile che le élite mangiassero soprattutto ciò che proveniva dall'agricoltura e dalla caccia. Nessuna vera città è conosciuta in Scozia fino al XII secolo. La tecnologia d'uso quotidiano non è ben attestata, ma dai pochi resti archeologici rinvenuti emerge come questa fosse simile a quella in uso in Irlanda e nell'Inghilterra anglosassone. I Pitti all'inizio vennero associati con la pirateria e le scorrerie lungo le coste della Britannia romana. Anche nel tardo Medio Evo la linea di demarcazione tra commercianti e pirati non era ben definito, ragion per cui è logico pensare che fossero entrambi a seconda delle occasioni. Generalmente si pensa che il commercio sia crollato con il collasso dell'Impero romano, cosa, però, probabilmente esagerata. È comunque vero che ci sono solo poche prove di commerci a lunga distanza con la Pittia.


[modifica] La lingua dei Pitti

La lingua dei Pitti, denominata Pictish, è un mistero, non c’è fonte scritta e ciò che resta sono le iscrizioni Ogham sui monumenti di pietra e liste di nomi propri contenuti soprattutto nel “Pictish Chronicle”, alcuni dei quali sembrano avere poco a che fare con il celtico tradizionale. Anche a questo proposito gli studi sono vari come le conseguenti interpretazioni. Lo scrittore Adamnan racconta che l’abate irlandese Columba (554-584 d.C.) recatosi presso LochNess dal re pitto Brude di McMaelcon ebbe bisogno di un traduttore per poter parlare con lui, spingendoci così a pensare che si trattasse di una lingua a se, diversa dal gaelico. Il monaco inglese Bede sostenne che si trattava di una lingua scitica, uno scrittore del XIX secolo pensò che fosse invece una lingua non celtica di origine basca, altri ancora hanno sostenuto che si trattava di un antenato del vecchio scozzese. La maggior parte degli studiosi di oggi (nuova scuola) considerano il Pictish lingua celtica ma del ramo della lingua gallese piuttosto che del gaelico scozzese. Nel 1955 Kenneth Jackson propose una teoria secondo cui i Pitti avrebbero usato simultaneamente due lingue: una celtica, diffusa nella vita giornaliera e una non-celtica, riservata ai contesti religiosi e cerimoniali. La nuova scuola sostiene, a differenza della vecchia, che il Pictish è sicuramente un linguaggio celtico derivato da una lingua ancestrale chiamata “Pritenic” (antenato della lingua gallese). Così inteso il Pictish risulta una lingua pre-celtica basata su una struttura linguistica di Brythonic (di cui appunto fa parte anche il gallese). Successivamente il Pictish si è estinto ed è stato inglobato dal gaelico scozzese.

[modifica] Tra leggenda e realtà

La leggenda (per altro contenuta nella prima parte del Pictish Chronicle) narra di Cruithne figlio di Cinge, padre dei Pitti e loro primo re che regnò sulla Caledonia per ben 100 anni. Sembra che dal nome di questo primo re sia fatto derivare il nome gaelico dei Pitti che fu appunto “Cruithni”. Egli ebbe sette figli i cui nomi vennero usati per denominare le sette province in cui fu suddiviso il Pictland. Questi nomi furono FIB – FIDACH – FOLTLAIG – FORTRENN – CAITT – CE – CIRCENN e per tradizione corrisponderebbero alle sette province scozzesi. Nonostante questi re siano molto probabilmente immaginari non tutto è leggenda, in quanto il territorio dei Pitti fu realmente suddiviso in sette province. Il numero sette sembra avere avuto un’importanza particolare presso il popolo Pitto, un significato magico o addirittura mistico e la motivazione può essere rintracciata proprio in questa leggenda. Assolutamente immaginaria è invece la leggenda scozzese secondo cui il popolo fatato che abitava le terre di Scozia altro non era che quello dei Pitti, abitanti originari di Caledonia. Poiché alcuni ricordano i Pitti come ladri e guerrieri sanguinari, è facile immaginare perché la natura di questi folletti è stata considerata maligna. La leggenda ritiene che questi folletti o troll fossero dotati di grandi poteri , per questo la gente del luogo eseguiva riti propiziatori per ingraziarsi i loro favori e spesso faceva loro riferimento chiamandoli con nomi adulatori come ad esempio “Buoni Vicini”. Anche alcuni scrittori scandinavi nei loro racconti hanno citato i Pitti riferendosi a loro come qualcosa di simile ai folletti, esseri piccoli e pelosi che abitavano le terre di scozia e le isole Orkney.


[modifica] Elenco di Re dei Pitti

Questo è l'elenco dei re del popolo dei Pitti, fra il IV e il IX secolo. È basato sulle Cronache Pitte, che sono sopravvissute in un'edizione recente, e non registra le date di regno dei regnanti. Le date qui fornite si basano su un lavoro di intuizione e inferenza da registrazioni contemporanee.

Regno Nome Varianti Note
ca.400 - ca.402Uuradach UetlaFeradach Finlegh 
ca.402 - ?Gartnait Duiperr  
? - ca.413Talorc mac Achiuir  
ca.413/424 - ca.451/453Drust mac ErpDrest 
ca.451/453 - ca.455/457Talorc mac Aniel  
ca.455/457 - ca.465/468Nechtan Morbet mac ErpCelchamoch 
ca.465/468 - ca.495/498Drust GurthinmochDrest 
ca.495/498 - ca.510/513Galam Erilich Galanan 
ca.510/513 - ca.530/533Drust mac GigurumDrest 
ca.510/513 - ca.525/529Drust mac UudrostDrest mac Hudrossig 
ca.530/533 - ca.537/540Gartnait mac Gigurum  
ca.537 - ca.539/541Cailtram mac GigurumCaltarni 
ca.539/541 - ca.550/552Talorc mac MurtholoicTalorg 
ca.550/552 - ca.551/553Drust mac MunaitDrest mac Moneth 
ca.551/6 - 556Galam Cennalath  
Dinastia Gwynedd?
ca.555/556 - 'ca.586/7Brude mac MaelchonBridei 
586/7 - ?597Gartnait mac DomelchGarnard mac Donath o Gartnard 
ca.597 - ca.617NechtanNectu 
ca.617 - 631Cinioch mac Lutrin  
631 - 635Gartnait mac UuidGartnait mac Fothe; Garnard o
Nechtan mac Uuid (Nechtan III)
 
635 - 641Brude mac UuidBridei mac Fothe 
641 - 653Talorc mac Uuid  
Dinastia Bernicia
653 - 657Talorcen mac Eanfrith Talargan 
Dinastia Dalriada?
657 - 663/4Gartnait mac Donuel  
663/4 - 671/2Drust mac Donuel DrestEsiliato
Dinastia Strathclyde?
671/2 - 692/3Brude mac Bile Bridei 
692/3 - 696/7Taran mac Entfidich TarainEsiliato
696/7 - 706Brude mac Derile Bridei mac Derelei 
706 - 724Nechtan mac Derile Nechton mac Derelei1° regno; ritirato in un monastero
724 - 726Drust Drest 
726 - 728Alpin mac Eochaidh Elpin 
728 - 728Onuist mac Urguist Oengus mac Fergus1° regno
728 - 729Nechtan mac Derile Nechton mac Derelei2° regno
729 - 761Onuist mac Urguist Oengus mac Fergus2° regno
761 - 763Brude mac Urguist Bridei mac Fergus 
Dinastia Lorne
763 - 775Ciniod mac Uuredech  
775 - 780Alpin Elpin 
781 - 785Talorcen mac Drostan Talorgen 
ca.780 - 781Drust mac Talorcan Drust 
ca.781/785 - ca.787Talorcen mac Oengus Talorgen 
ca.785/787 - 789Conall mac Tagd Canaul mac TangDeposto da Costantino
789 - 820Costantino  
820 - 834OengusAngus; 
834 - 837DrustDrest 
837 - 839UenEwen 
839 - 842Uurad Ferat 
842 - 842Brude Bridei 
842 - 842Kineth  
843 - 845BrudeBridei 
845 - 848DrustDrest 

Drust fu l'ultimo governante dei Pitti. Kenneth MacAlpin divenne Re degli Scoti e dei Pitti nell'848. Il suo Regno era noto come Alba.


[modifica] L'eredità dei Pitti

I Pitti hanno lasciato al mondo una grande eredità attraverso la lavorazione del metallo e sopratutto delle Pietre. L’uso e il significato delle pietre dritte che essi intagliavano è ancora un mistero, forse servivano a ricordare le gesta di eroi o eventi importanti, oppure a commemorare alleanze politiche fra le varie famiglie o ancora venivano usate come indicatori territoriali. Le pietre più antiche del periodo pre-cristiano erano incise con simboli pagani mentre quelle di età più tarda presentavano segni della simbologia cristiana, dimostrando che vi fu una conversione dei Pitti al Cristianesimo. In genere queste pietre vengono suddivise in tre differenti categorie a seconda del tipo di intaglio. Quelle della prima categoria appaiono più informi, incise semplicemente su un lato, quelle della seconda categoria presentano ornamenti in bassorilievo su entrambi i lati, infine quelli della terza categoria si distinguono per l’iconografia cristiana. I simboli rappresentati sulle pietre più antiche raffigurano animali, come i cervi e i tori, pesci come il salmone o uccelli come il falco e l’aquila. Altri simboli sono di natura astratta, quelli più comuni raffigurano un doppio disco e una mezzaluna, altri ancora rappresentano oggetti pratici come lo specchio, il pettine, la spada, l’ incudine e il calderone. Questi oggetti pratici sappiamo che venivano posti nei luoghi di sepoltura durante l’età del ferro. Tutti i simboli ritratti sulle pietre avevano valore di talismani e lo dimostra il fatto che sono stati ritrovati dei monili rappresentanti queste figure. Le pietre più lavorate costituiscono una fonte importante relativa agli usi e alle tradizioni di questa stirpe, infatti raffigurano scene di battaglia e di caccia, momenti cerimoniali, sacrifici e scene di vita quotidiana. La lettura della simbologia risalente al periodo pre-cristiano ha dimostrato che i Pitti credevano in un pantheon di Dei ai quali facevano sacrifici perché vegliassero i pozzi, gli alberi, i fiumi, le rocce, le foreste, i laghi e le montagne. Inoltre si è dedotto che rispettarono la terra come madre di vita e che la natura considerata sacra fu associata con le figure di animali totemici. Altra importante eredità che questa popolazione ha lasciato dietro di sé è rappresentata dai Brochs, costruzioni circolari in pietra, molto diffuse nello Shetlands e nelle isole Orkney. Queste costruzioni erano torrette dalla forma circolare, con una sola entrata, formate da due pareti concentriche di pietre. Le più antiche sembrano appartenere al 300 a.C. Inizialmente si era pensato, vista la loro struttura e la loro posizione, che potesse trattarsi di fortificazioni con scopo difensivo. Un’altra teoria più recente ha invece affermato che i Brochs erano troppo piccoli per avere funzione difensiva e avrebbero potuto accogliere solo un piccolissimo numero di persone. Si è pensato, così, data la loro posizione vicino alla terra fertile, che fossero abitazioni private dei capi locali, una specie di status symbol attraverso cui mostrare la loro potenza e la loro ricchezza. Attorno ai Brochs si sarebbero poi sviluppati i vari villaggi. Queste costruzioni sono la testimonianza di una spiccata abilità architettonica.

[modifica] Tribù

[modifica] Informazioni generali

[modifica] Geografia

La Pittia è il territorio appartenente alla tribù dei Pitti, situato a nord dell'isola britannica e confinante ad ovest con la Scotia, a sud-ovest con la Brigantia, a sud-est con la Parisia e bagnata dal mare per l'intera parte orientale e settentrionale.

[modifica] Diplomazia

Alleati:

Neutrali:

  • -

Ostili:

[modifica] Caratteristiche

[modifica] Regolamento generico

1. I versamenti alla cassa comune sono liberi.
2. Il consumo dei pasti al mercato è libero.
3. La scelta del lavoro quotidiano è libero, salvo provvedimenti eccezionali.
4. Le armi in deposito pubblico all’armeria sono a disposizione di tutti, a patto che vengano depositate prima dell’uscita dal gioco.

[modifica] Gerarchia

[modifica] Gerarchie onorifiche

Qui di seguito i titoli onorifici supplementari.

Qui di seguito i titoli onorifici supplementari relativi ai ruoli.

[modifica] Le cariche

Sentinella
Primo passo di un Popolano per la carica di Guerriero, è una sorta di livello intermedio, durante il quale si ha la possibilità di affinare le proprie capacità belliche e il proprio gioco. Per diventare Sentinella, è fondamentale aver inteso perfettamente i meccanismi di combattimento ed aver fatto esperienza in reali battaglie.
Fabbro
Essendo l’unico a custodire le chiavi della fucina, è uomo di fiducia del Capo tribù, col compito di seguirne le direttive per quanto riguarda la produzione, oltre che responsabile di eventuali mansioni supplementari (riparazione delle palizzate, carpenteria, ecc.). Un buon fabbro necessita di caratteristiche molto elevate (in modo particolare l’intelligenza), pertanto è un ruolo che va scelto con coscienza. Skills minime: 10.9.9.
Mercante
Unico responsabile dei commerci di tutta la tribù, il Mercante s’accolla numerosi compiti di natura commerciale, anteponendo l’economia del clan ai guadagni propri. Per divenire tale, è necessario conoscere perfettamente il valore d’acquisto di tutti i prodotti e le peculiarità specifiche della tribù. Chiunque voglia intraprendere questa strada, può rivolgersi al Primo Mercante, che provvederà ad istruirlo, prima dell’investitura vera e propria.
- Guerriero
I Guerrieri sono la classe combattente per eccellenza e, pertanto, costituiscono la categoria meglio addestrata ed efficiente in battaglia. Un buon guerriero assicura sempre il proprio apporto bellico, curando in modo particolare l’energia, ed è ineccepibile in combattimento. Per essere promossi a Guerriero, è necessario esprimere un buon e frequente gioco, oltre a vantare particolare affinità con le armi e aver seguito un proficuo apprendistato. Skills minime: destrezza e costituzione a “Discreta”.
Campione (Primo Guerriero)
Il Campione, col compito principale di rappresentare la tribù a specifici tornei e ai duelli ufficiali, è unico e viene sostituito raramente. Essendo a capo della classe guerriera, ha una forte influenza nella promozione delle sentinelle. I requisiti fondamentali sono: un’elevata esperienza di combattimenti, una grande dimestichezza con le armi ed essere almeno Veterano.
Vice Capo (Mormaer)
Il Vice Capo, uomo d’assoluta fiducia del Righ, è unico e viene sostituito raramente. I requisiti fondamentali per questa carica (massima aspirazione per un combattente) sono: buona familiarità con le battaglie e le armi, doti gestionali, carisma, diplomazia, presenza attiva e proficua nella vita della tribù e di Celtic, incondizionata fedeltà alla bandiera. E’, infatti, generalmente scelto fra i Toisaech.

[modifica] I titoli onorifici

Primo Mercante / Primo Messo
I Primi nei rispettivi mestieri sono scelti esclusivamente fra i componenti del ruolo stesso, cui si affida una discreta autonomia decisionale. Un Primo dirige i lavori dei colleghi e ne è loro responsabile, pertanto è scelto, fra gl’altri, quello più attivo e capace.
Veterano
I Veterani costituiscono i membri più longevi (almeno un anno continuo di permanenza) e fedeli alla tribù, distinti dal proprio attaccamento alla Pittia e dal costante e incondizionato apporto che sono in grado di dare, con spirito disinteressato e votato unicamente al bene comune.
Toisaech
I Toisaech sono una cerchia ristretta di comandanti e consiglieri del Righ, che mettono a disposizione la propria esperienza dei campi di battaglia, sostituendo il Capo tribù e il suo Vice nel comandare e dirigere un combattimento o la difesa di Cruthne. In assenza di superiori, i loro ordini non vanno discussi. Uomini d’assoluta fiducia e di sicura fedeltà, vengono aumentati di numero lentamente, in proporzione alla classe combattente della tribù e sono scelti esclusivamente fra i Veterani.

[modifica] Sintesi storica

[modifica] Diplomazia nel tempo

Possiamo distinguere diverse fasi nella storia di Pittia, durante le quali l'aspetto politico-diplomatico è mutato, pur senza alterare un'ossatura radicata nel tempo, che identifica la terra di Cruthne come uno dei bastioni delle alleanze cossidette nordiche, dal momento che - salvo particolarissime eccezioni - non ha mai intavolato rapporti amichevoli con tribù sudiste.

  • Gli inizi: la prima alleanza. Quando, all'inizio del gioco, il Righ era Zena, la popolazione pitta ha immediatamente allestito rapporti pacifici e collaborazionistici con le limitrofe tribù di Scotia (capeggiata da Elros), Parisia (Luke) e Brigantia (Aywhan). Questa prima fase definitirà la politica cruìthne per gli anni a venire.
  • La parentesi Icena. All'alleanza suddetta, che prendeva il nome - e che sarebbe stata destinata ad esser chiamata tale, pur con mutati protagonsti, ancora a lungo - di Alleanza del Nord, si aggiunse l'Icenia di ? quando ad essere al comando fu Riggs. Successivamente, e mentre la Pittia era sotto il regno di Hobo, la tribù di Venta, la cui regina era Aife, si allontanò dall'Alleanza del Nord, in favore di quella di Avon, attratta sentimentalmente da Rosencreutz, Cantio. La situazione tornò quella di prima, per un po'.
  • Il tempo del dubbio: la grande scissione. Fino ad un certo momento, l'isola si suddivideva in due alleanze, quella del Nord e quella di Avon. Tuttavia, si arrivò alla creazione di un terzo polo. Sotto il regno di Hobo, ci furono sempre maggiori contrasti fra la Scotia di Tristan e la Parisia di Luke nei confronti della Brigantia di Centaine, che aveva buoni rapporti con la Dumnonia di Kaedan. Ad un certo momento, la Pittia si ritrovò neutrale con la tribù di Isca, mantenendo i rapporti inalterati con le altre. La situazione, in breve, degenerò, con una definitiva spaccatura fra Alba-Petuaria ed Isurium, legata ad Isca. Il popolo di Cruthne dovette prendere una decisione ed, infine, abbandonò la neutralità dumnona e l'alleanza brigante, restando unito a Scotia e Parisia. Dumnonia e Brigantia formarono un'alleanza a se stante.
  • L'alleanza con la terra dei druidi. Con il matrimonio fra Hobo e Feidelm, ex Scota e Righ di Dubonia, ci fu una lenta annessione della tribù di Corinium all'Alleanza del Nord, che si consolidò progressivamente, sino a renderla parte effettiva dell'intesa.
  • La grande Alleanza. Diverso tempo dopo, quando al potere salì Nyus, questi si fece promotore dell'integrazione della Brigantia di Hyriial, a sua volta nostalgico dei tempi che furono, nell'Alleanza del Nord così consolidata. Dopo l'epurazione di alcuni elementi Briganti che minavano il possibile riallaccio dei rapporti, il popolo di Isurium tornò ad annettersi lentamente all'alleanza, consolidandosi al suo interno.
  • La morte dell'Alleanza del Nord. Dopo più di un anno, mentr'è ancora al potere Nyus, si avvertono le prime crepe nell'Alleanza del Nord, analogamente a quella di Avon, che si scinderà - seppur in modo non troppo frammentario - al suo interno. Dopo un periodo di incertezza e di rapidi cambi di posizione, la situazione si definirà in una rottura a metà dell'alleanza: da una parte, i Pitti con gli Scoti di Bart, appena succeduto a Tristan, e dall'altra la Brigantia di Hyriial, la Parisia di Aberth (a sua volta novello erede del trono di Luke) e la Dubonia di Elessar (anch'egli giovane regnante, succeduto ad Auron, migrato in Pittia e considerato traditore). Per quel che riguarda la Pittia, questo scenario è ancora attuale.

[modifica] Curiosità

[modifica] Successione dei Capi tribù

1. Zena (Settembre 2002 - Dicembre 2002)
2. Riggs (Dicembre 2002 - Giugno 2003)
3. Hobo (Giugno 2003 - Luglio 2004)
4. Nyus (Luglio 2004 - attivo)

[modifica] Successione dei Vice Capo tribù

1. Olaf (di Riggs)
2. MarMe (di Hobo e Nyus)
3. Nyus (di Hobo)
4. Atlas (di Nyus)
5. Morkar (di Nyus)


[modifica] Successione dei Capi famiglia

Maeatae
1. Riggs
2. MarMe

Caledoni
1. Olaf
2. Lorcan

[modifica] Successione dei Campioni

1. Morkar
2. Viper
3. MarMe

[modifica] Druidi nella storia

1. Tanaburs
2. AngelSulex
3. Riggs
4. Zod
5. Phoenix

[modifica] Sacerdotesse nella storia

1. Kashmir
2. Martha
3. Ailie
4. Maeve

[modifica] Bardi nella storia

1. Yesod
2. Hunter
2. Siven

[modifica] Statistiche

Capo tribù Pitto più longevo: Nyus
Pitto più longevo: MarMe
Pitto che ha ucciso di più: MarMe
Pitto che è morto più spesso: Hobo

Strumenti personali