Orco
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L'Orco, così come l'Annwn dei celti, è una locazione speciale, adibita al confino dei personaggi romani morti per 72 ore dal loro decesso.
Quando si è nello stato di morto, non è possibile accedere ad altro luogo al di fuori di questo e, anche al momento del log-in a Celtic, il personaggio si ritroverà immediatamente in esso, senza passare per la Mappa.
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[modifica] Nella tradizione romana
Orco era un demone della morte. Appariva nelle pitture funebri delle tombe etrusche, ed era rappresentato come un gigante irsuto e barbuto dotato di una falce e di lunghe ali nere. Avvicinandosi agli dei ellenizzati, venne poi identificato con Plutone o con Dis Pater, di cui divenne soprannome. Tuttavia l'Orco è rimasta una figura viva nella lingua e nella cultura familiare.
[modifica] Invocazione agli dei orcini
O dei che avete il dominio sulle anime, ombre silenziose e Caos e Flegetonte, vasti luoghi silenziosi nella notte, concedetemi di raccontare quel che udii e col vostro consenso rivelare le cose sepolte nella terra profonda e nell'oscurità.
[modifica] Il viaggio nell'Orco
Due famosi personaggi che traversarono incolumi il regno dei morti sono Orfeo ed Enea
Orfeo ha suonato la lira per ammansire Caronte e gli altri spiriti infernali che altrimenti lo avrebbero sbranato.
Per questa ragione, Enea ha bisogno di una guida, non tanto per entrare in Ade, che è cosa facile, ma per uscirne illeso. Si rivolge quindi alla Sibilla Cumana, che gli ordina di sacrificare pecore nere e gli indica dove procurarsi un ramo d'oro da donare a Proserpina (nei pressi del lago Averno).
Una volta effettuato il sacrificio, si apre il terreno e compare il passaggio che conduce all'Orco.
[modifica] il vestibolo dell'Orco
Nel vestibolo infernale si trovano: la personificazione dei mali dell'uomo (il Lutto, gli Affanni, le Malattie, la Vecchiaia, la Paura, la Fame, la Miseria, la Morte, il Dolore, il Sonno, i Piaceri, la Guerra, le Eumenidi, la Discordia), un olmo ombroso sotto le cui foglie sono attaccati i Sogni fallaci, e numerosi mostri (i Centauri, le Scille, Briareo, l'idra di Lerna, la Chimera, le Gorgoni, le Arpie e Gerione). In realtà, si tratta solo di ombre senza corpo quindi non sono pericolose.
[modifica] Acheronte
Dopo, c'è il fiume Acheronte; qui un gorgo torbido di fango ribolle in una vasta voragine ed erutta tutta la sua melma nel Cocito. Caronte traghetta le anime dall'altra parte (attraversando sia l'Acheronte che lo Stige), ma solo quelle che hanno avuto sepoltura. Le altre devono vagare per 100 anni in quella boscaglia acquitrinosa. Caronte si rifiuta di trasportare persone vive, soprattutto se armate, ma fa un'eccezione quando Enea gli mostra il ramo d'oro.
[modifica] Caronte
Di qui comincia la via che porta alle onde del Tartareo Acheronte, qui un gorgo torbido di fango ribolle in una vasta voragine ed erutta tutta la sua melma nel Cocito. Queste acque e i fiumi custodisce Caronte, orrendo nocchiero nella sua terribile asprezza, che porta sul mento una folta e incolta barba bianca, stanno fissi gli occhi fiammeggianti e un sordido mantello gli pende dalle spalle legato con un nodo. Egli stesso spinge la barca con un palo, la governa colle vele e traghetta sulla navicella di cupo colore, ormai vecchio, ma per il dio quella vecchiaia è ancor fresca e verde. Qui, sparsa sulle rive, si precipitava tutta la turba, madri e uomini e corpi privati della vita di magnanimi eroi, fanciulli e nubili fanciulle e giovani posti sui roghi sotto gli occhi dei genitori: come numerose nelle selve cadono le foglie staccandosi al primo freddo dell'autunno, o come numerosi gli uccelli si rifugiano sulla terra venendo dall'alto mare quando la fredda stagione li mette in fuga dai luoghi posti oltre il mare e li sospinge verso terre assolate. Le anime stavano ferme e pregavano di compiere per prime il tragitto e tendevano le mani per il desiderio della riva opposta. Ma l'iracondo aspro nocchiero accoglie ora queste ora quelle e scaccia gli altri, sospinti lontano dalla riva.
[modifica] Cerbero
All'ingresso si trova Cerbero, che viene fatto addormentare con delle focacce soporifere. Viene anche citato Minosse che fa da giudice, ma non è specificata la sua sede. E' da precisare che le anime sono incorporee e che, a differenza di ciò che Omero dice per i greci,Virgilio narra che le anime sono tutte pienamente coscienti e, riconoscendo Enea, si comportano come avrebbero fatto in vita (Didone piange e non gli rivolge la parola, i Troiani lo avvicinano, i Greci hanno timore...).
Era figlio di Tifone e di Echidna, metà donna e metà serpente. Aveva, inoltre, coda di serpente e numerose teste, ugualmente di serpente, spuntavano dal suo dorso. Talmente terrorifico era l'aspetto di Cerbero da mutare in pietra chiunque lo guardasse
[modifica] Antiferno
Vicino all'entrata c'è una specie di antinferno, nel quale sono radunate le anime dei morti anzitempo: i bambini e i condannati a morte per un'ingiusta accusa. Lì vicino ci sono le anime dei suicidi, circondati dallo Stige.
[modifica] Campi del Pianto
Nei Campi del Pianto, formati da una selva di mirti, si celano coloro che sono stati consumati da un amore crudele (in genere, tutti coloro che si sono suicidati per amore, compresa Didone). Anche dopo la morte, sono tormentati dai loro affanni.
[modifica] Caduti in Guerra
Quasi alla fine dei Campi del Pianto, risiedono coloro che sono morti in guerra. L'apparenza delle loro anime riporta ancora le ferite di battaglia.
[modifica] la via per L'Eliso [Campi Elisi]
Dopo i campi, c'è un bivio: la destra tende verso la reggia di Dite ed è la via che porta verso l'Eliso ( canpi Elisi ); invece la sinistra tiene vive le pene dei malvagi e conduce all'empio Tartaro.

