Night
Da CeltIKI.
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Indice |
[modifica] Descrizione
Declan go brach, Tiochfaid ar la`.
Drugo, mai nessun’altro chiamato re. Eva, sua consorte e Iaio mite mercante delle rosse piane. McLear e Kaleb, saggi mentori di un aspra gioventù. Zoro, testardo mulo che nel tempo regge passo. Hatley, dal seguito sempiterno e fedele. Rosencreutz, la sua lama ed il suo orgoglio. Lhiink amico di ventura nel tempo che fù. Saoirse, sorella nel sangue e nella carne. Loknes, fiero fratello. Aran, simbolo del rispetto e di costanza. Spawn, scempio guerriero. Kaytria, peccato nell’innocenza. Aife, un soffio nel caldo tepore. Faramir, il solo di cornovia. Turf, un seguito costante. Vaento, un attimo di follia. Shatiel, dal verbo dolce, che la notte stessa sa accendere. Shamayah, un tesoro prima d’altro. Abulafia, unica immonda tenebra. Etain, una fiamma.
Tante piccole luci, che rispecchiano i miei mille desideri.
[modifica] Background
Night Declan, Figlio di Hector.
Nacque in un torpido inverno di trentadue anni fa, nei villaggi portuali che occupano l’ala ovest dei domini di moridunum demetia. La pioggia cadeva avida dal cielo sulle vie del secco porto, fra l’umida fanghiglia che attorniava i capanni nel rude insediamento. La madre Sinèdh ort Garhat, sguattera nei dintorni di quei secchi lembi di terra, insinuò rapporti con un malvoluto e burbero guerriero del sovrano, Hector Declan il suo nome, primo fra le truppe dei rossi gatti. Il vento del nord rideva gentile quel giorno, accompagnando i castani capelli del fanciullo nel suo tratto in quel danzar eclettico che sobbalzava a mezz’aria, spingendolo al portar presto addio involuto alla sua terra natia, preambolo di un ausera dottrina ai servigi del padre. Lesto come l’avvento della notte il tempo ne passò a carico, rendendolo ragazzo, rendendolo uomo. Estirpò dalla tempra lo sviluppo sentimentale, divenendo solenne schiavo e servo della divina arte della guerra, tradizionalista e cultore nella sua famiglia, nella stirpe Declan. A suo tempo departì in quel distacco con il padre, verso terre che maggiormente stanziavano a sud dei confini di bretagna, varcando giaciglio di Cantia per far meta nei domini di Douvres. Pochi fruiti mesi passarono rendendo i due schieristi fra le truppe della regina di quella terra d’angolo. Fra sorsi di sidro per le aride brughiere voci incontinenti vacillavano nei vicoli, la scorza di malumore enunciava prematura morte della sovrana, presto popoli invasori avrebbero ricercato quel trono. Come unica breccia per far chiaro nella prima sera, un torneo venne indetto per trovare successore, offuscatori e guerrieri sarebbero giunti dai villaggi per darsi guerra fino alla morte, in nome di un solo e comune obbiettivo, dominare. Poco bastò ed il giovane accompagnato dal padre raggiunse Dvrovernum in dieci giorni di buon cammino. Racchiudeva animo schivo ed egoista, materiale per lo più, spento nella sua egocentria, austero e lunatico, miscuglio che malcelava ben poche virtù. Sette notti la lotta proseguì, decine di cadaveri sulla piana di battaglie, centinaia di mogli e figli chinati in terra al rimpiangere i loro morti, al mostrare pubblicamente il proprio dolore. Quando nessuno più rimase in piedi, il giovane alzò l’ampia ascia al cielo che divampò dal rossore che la tingeva, replicando il riverbero di torce a gran voce. Un urlo spezzò il vocio del volgo, un boato, che più rassomigliava ad un ululato. Divenne re, divenne lupo, guardingo nella notte allo scrutar il cielo. Cultore ai supplizzi verso la divina Cerridwen, presto apprese saggezza e carisma come dote in suo dono, mitigando euforia nella battaglia per mischiarla con arguzia ed istinto. Guidò uomini in battaglia, fautore di rovina e prosperità delle sue genti. Ultimo degli antichi re sotto i quali Avon venne riscritta dalle sue ceneri, come una fenice in volo deturpò animo dei popoli a nord della bretagna, seminando morte e mali per l’intero dei loro perimetri. S’innamorò di una sacerdotessa che ne presenziava le offerte ai padri dei, Etain Aelill il suo nome. Dei suoi insegnamenti rivestendosi, perdette la sua anima cercando sempre l’avvicinare la sua, detestando la sua mortale essenza perché troppo breve per poterla vivere. Un frutto ne sancì amore, Ethan Oberh Declan nato nello stesso inverno, uno dei più lunghi negli anni passati da re. Sarebbe bastato quel poco e lui non avrebbe più maledetto la pioggia, non avrebbe più pregato ogni notte quel buio cielo, per regalargli ancora le sue lacrime. Pioveva lo stesso giorno che lei morì, da poco sorta la rinnovata primavera. Una frase ne scrisse sulla pietraia che ne contornò sepoltura: In un giorno di pioggia ti rivedrò ancora, e potrò consolare i tuoi occhi bagnati. La ragione prese la sua mano, abbandonandolo da quel giorno. Abdicò il trono al quale vi salì uno dei fratelli di stirpe, Loknes, concedevole ad apprendere vita come servo del suo sangue, come uomo fra tanti. Deceduto del suo male, l’ululato del lupo sparì con la notte. Vagabondo nella consapevolezza d`esser anima, conobbe eroi di un tempo, nemici che mai fecero ritorno, fratelli nel sangue e nello spirito. Una manciata di terra abbandonata nel vento correrà verso ovest, solo con il rimorso per ciò che ora lo separa, e che forse non avrebbe scelto se solo quelle notti avesse sentito la sua voce mielata sorreggerlo, per non cadere. Un vecchio compagno impaziente lo segue, il tempo si sdraia fedele ai suoi piedi, i suoi occhi di terra sulla vecchia signora, che raccimola frutti arcuando la schiena. Uno squarcio che spezza quel chiaro di sera, i lupi sono inquieti nelle notti senza luna.
Chiudi gli occhi, piccola Etain. Chiudili adesso, ma fallo piano.
Abbandonati al mio respiro, lasciandoti cullare fra le mie braccia.
Concediti al primo e leggero sonno, ma non dimenticare.
Le gioie violente, hanno violenta fine, e muoiono nel loro esule trionfo.
Come il fuoco e l’irruente tempesta, s’annullano al loro primo e soffocante bacio.
Il ricordo della nostra vita fugge in questi istanti davanti a me. Ora sono sperso in quel vento leggero, che attimo dopo attimo ha soffiato più forte, portandoti via, lontano dai miei desideri, dalla mia vita fatta soltanto di noi. E di una gioia ormai perduta, per colpa di un infamante destino, costruito con le nostre stesse mani, su castelli di sabbia.
Ovunque, solo tu. Ti amo.
[modifica] Storia di gioventù
Poco più di venti anni fà, in un piccolo villaggio situtato lungo un fiume in mezzo a verdi colline e boschi nacque una notte di estate un piccolo bambino...Night, suo padre, guardia del villaggio gli insegnò l'arte del combattimento a partire dal suo decimo compleanno, mio padre era un uomo che amava molto viaggiare, per questo lo vedevo molto poco, un giorno giocando fuori vicino ai cespugli vidi una sagoma di un uomo arrivare, io non capì subito chi fosse, dopo qualche secondo lo riconobbi, era mio padre di ritorno, iniziai a corregli incontro e lo vidi strano, come se stesse soffrendo, si sosteneva con un bastone e i suoi vestiti erano pieni di tagli, iniziai a correre più in fretta fino ad arrivargli davanti, mi guardò e cadde in terra davanti a me, il mio sguardo cadde sulla sua schiena, il sangue sembrava non finire e aveva tre freccie all'altezza dei polmoni, io mi alzai per correre a chiamare la mamma, ma con le sue ultime forze mi afferrò la gamba e mi fece segno di avvicinarmi e iniziò a dirmi delle parole confuse: " Da Roma..vo..vogliono..conquistare..i..il villaggio... " poi il silenzio, restai a lungo vicino al corpo di mio padre a piangere per la sua Morte, non riuscivo a pensare ad altro e mi dimenticai delle parole che mi aveva detto mio Padre, tornato a casa abbracciai miamadre e gli diedi la notizia, fino a notte tarda la sentì piangere, finchè non si addormentò, non riuscivo a chiudere occhio, troppi pensieri..ricordo che ad un certo punto mi parve di sentire il rumore di cavalli arrivare dal bosco, ma non ci feci caso, dopo qualche secondo irumori si fecere sempre più forti e assieme ai cavalli si iniziarono a sentire uomini urlare, un urlo catturò la mia completa attenzione: " i Legionari da Roma! " finito di sentire quell'urlo mi tornarono in mente le parole di mio Padre, corsi nella stanza di mia madre ma non la trovai e vidi la porta di casa aperta, mi affacciai e vidi una decina di uomini armati a cavallo, tre erano fuori con alcuni abitanti del villaggio e assieme a loro c'era anche la mamma, gli altri sette entravano nelle case e portavano fuori chi le occupava, subito corsi dalla mamma e la abbracciai, mi misi a piangere e mi uscirono poche parole dalla bocca: " Mi Dispiace.. ", radunati tutti gli abitanti un uomo a cavallo che sembrava comandare sugli altri ordinò di sbarazzarsi degli uomini e di portare con loro solo donne e bambini, i nove legionari all'ordine del loro Capo fecere un cenno senza opporsi e portarono tutti gli uomini in una Casa, sentì tanti urli e poi vidi i legionari uscire dalla casa con le Loro spade cosparse di Sangue, guardai la mamma, sembrava preoccupata e gli strinsi la mano, i Legionari si miserò a discutere sul ritorno a Roma, la mamma ad un certo punto si abbassò e mi disse: " Piccolo mio..supera i confini e mettiti in salvo, tornerò a prenderti.. " finito di dirmi quella parole si mise a correre gridando e cercando di attirare l'attenzione dei Legionari, subito si miserò a inseguirlae il Loro capo gridò: " Uccidetela! " vedendo i legionari impegnati guardai la mamma e mi misi a scappare stando attento a non farmi vedere dai Romani, corsi a lungo quella Notte, ricordo che ormai esausto mi fermai vicino ad un fiume e mi addormentai, quando aprì gli occhi mi guardai intorno, mi trovavo in una stanza di piccole dimensioni, scesi dal letto e aprì la piccola porta che si trovava davanti a me, vidi un uomo anziano seduto ad un tavolo, mi avvicinai a lui e mi disse: " Hai dormito bene? " io non gli risposi e gli domandai dove mi trovavo, lui mi rispose: " sei in Demetia.. ", presi presto familiarità con quell'uomo che mi invitò a vivere con lui visto che era solo, da quel giorno mi recai ogni notte al confine ad aspettare il ritono di mia madre..lei non è mai tornata e la tristezza dentro di me si faceva più grande ogni giorno,compiuto il mio Ventesimo anno quell'uomo il cui nome era Deron, mi disse di seguirlo perchè mi voleva presentare un uomo, dopo qualche ora di cammino arrivai con Deron davanti ad un castello, Lui mi guardò e mi disse: " Spero che il tuo lungo viaggio finisca qui.. " poi si voltò e se ne andò, io guardai nuovamente il castello e mi avviai al suo Interno, vidì un uomo che mi venne incontro, si avvicino e mi disse: " Io mi chiamo Drugo,per gli amici Spettinato.. " scoprì in seguto che lui era il Capo dei Demetii, entrai nella loro tribù come Popolano, per poi diventare Guerriero e servire il Demetii...
[modifica] Le memorie dei Bardi
- estate 2003 -> partecipa insieme agli altri 10 righ alla battaglia dei Re. Dopo aver sconfitto Faramir, righ Cornovo, ultimo rimasto in piedi, vince quella battaglia e viene proclamato vincitore, su tutti i righ dell'isola.
| Preceduto da: Tara | Righ Cantio 2003 - 2005 | Succeduto da: Loknes |

