Marte

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[modifica] Marte

Nume tutelare dei rituali guerreschi della fecondità, Marte regge l'assunto di dio funzionale della classe guerriera. Oscura forza brutale, egli è anche il dio dei giovani - che si accingono a combattere e a conquistare - e della primavera - stagione in cui si riprendono le manovre militari. Fecondatore dei campi e protettore delle messi dai pericoli della mala sorte, Marte è deità crudele, la cui ferocia non viene ridimensionata dalla magnanimità dei moventi delle sue azioni. La sua fisionomia mitologica sembra poter essere riassunta in una duplice performace culturale: quella di dio promotore del benessere agricolo e qualla di dio guerriero estremamente attivo e virile.

[modifica] Marte e Quirino

Marte è stato associato - o, talvolta, decisamente contrapposto - a Quirino, da cui sostanzialmente si differenzia per la specificità della sua natura violenta e sanguinaria. Egli sembra essere necessariamente dio della guerra, ma piuttosto dio delle "giuste" contese e peraltro, potenziale nemico degli stessi Romani che amavano riservargli spazi sacri fuori della città, ben oltre il pomerium.

Quirino è il dio romano delle curie, passato poi alla protezione delle pacifiche attività degli uomini liberi.

Sull'origine del nome c'erano varie ipotesi già nell'antichità, ad esempio Plutarco e Macrobio pensavano che derivasse dalla curis, l'asta da guerra usata dai Sabini, Varrone dalla città di Cures, patria di Tito Tazio che aveva introdotto il culto del dio a Roma, mentre a Ovidio erano note entrambe le teorie più una terza secondo la quale il nome del dio era collegato a quello dei quiriti[1].

Oggi si ritiene più probabile che il nome del dio sia collegato a quello della curia (*co-viria) e dei quiriti (*co-virites), col significato di patrono delle curie e degli uomini in esse riuniti.

La sua festività tradizionale, denominata Quirinalia, cadeva il 17 febbraio ed era celebrata dal flamen quirinalis, il terzo dei flamini maggiori.

Il più antico santuario di Quirino è la rupe più alta del colle Quirinale; in seguito gli fu costruito un tempio presso la porta Quirinale e poi un altro nel 293 a.C., dedicato da Lucio Papirio Cursore, nel quale era conservato il trattato fra Roma e Gabii scritto su una pelle di bue che copriva uno scudo. Questo tempio fu restaurato da Augusto nel 16 a.C. e il giorno della dedica, il 29 giugno, divenne la nuova festa di Quirino. Secondo la tradizione, Tito Tazio gli aveva dedicato un sacello sul Campidoglio, poi exaugurato in occasione della costruzione del tempio di Giove capitolino al tempo di Tarquinio il Superbo.

Secondo Servio, Quirino è il Marte che presiede alla pace e secondo Georges Dumézil questo indica che il dio è il patrono della "terza funzione", cioè della sfera produttiva delle attività umane.

Aulo Gellio testimonia di aver letto sui libri pontificali che al dio erano associate nelle preghiere anche la dea Hora e le dee Virites[2]. Secondo Dumézil le Virites rappresenterebbero le individualità componenti la massa dei cittadini protetti da Quirino[3]

[modifica] Quirino e Romolo

Deificazione di Romolo, Quirino è il protettore dei romani ed è inferiore solo a Giove e Marte nella gerarchia divina maschile romana. Sua moglie è Ersilia, suo figlio l'eroe Modio Fabidio, fondatore della città di Curi. I suoi Genii si chiamano Viriti.

[modifica] Secondo la leggenda

Giunone era più irritata del solito, e cercò di trovare una soluzione che potesse riscattarla dall'onta subita: Giove ora aveva toccato il massimo della sfrontatezza e dell'oltraggio nei confronti della divina sposa: aveva partorito Minerva! Che cosi facendo aveva nullificata la sua presenza maritale al fianco del marito. Cerco di trovare una vendetta, quando in quel momento passò la dea Flora, sacra espressione della potenza vegetale. Giunone si ricordò di alcuni particolari poteri di quella dea. Ella rammentò che Flora possedeva un magnifico fiore il cui potere ingravidante era tale da fecondare una donna mediante semplice strofinio. per calmare la sua ira e compensare l'offensivo gesto coniugale, decise di rimanere incinta senza il coito coniugale. Grazie al magico fiore di Flora , ella concepì e partorì uno fra i più importanti dei romani, Marte.

In Implicito omaggio a Flora, Marte crebbe inizialmente come dio della vegetazione; la sua sfera di sacralità si allargò a comprendere la primavera e la gioventù, come metafora della primavera nel ciclo biologico. Ma un altro rapporto legava la gioventù alla primavera: sia perché era l'età e il vigore giovanile sono meglio inclini alle attività guerresche, sia perché la primavera è la stagione della ripresa delle attività belliche..

Marte amava molto le sue "sacre primavere" e si assunse volentieri l'onere di guidare quei giovani che lasciavano "m'amato borgo natio" e andavano alla ricerca di luoghi adatti e condizioni favorevoli per fondare nuove città. Questo duro distacco dalla vecchia patria era il ver sacrum (sacra primavera) e spesso innanzi al piccolo gruppo di emigranti uno degli animali sacri a Marte.

[modifica] Animali Sacri a Marte

Due sono gli animali sacri Marte: il pupo, simbolo di avidità feroce e del rischio che la devastazione dell'nverno può portare, e il picchio (picus Martius), infaticabile e misterioso abitante solitario dei boschi. Ma Marte estendeva il suo potere anche sul bue aratore, su gregge e sui maiali e sui cavalli di battaglia.

[modifica] Marte Agreste

in quanto deità agraria e potente forza fecondante. Marte era invocato come protettore degli agricoltori nei canti dei fratelli Arvali e numerosi alberi- querce, fichi ecc.. - gli erano consacrati. Gli era stato dedicato marzo, il mese in cui la natura rinasce e germoglia e la festa primaverile degli Ambarvalia in cui veniva offerto il sacrifico dei Souvetaurilia (maiale, agnello e vitello) in quanto numen protettore del benessere agricolo; e soprattutto averruncus, deità scorrevole che difendeva le sorti dei campi dalle catastrofi.

Nell'istituto festile autunnale dell'October Equus (Equirrie del 15 ottobre) gli venivano officiate pratiche rituai in onore delle messi ob frugum eventum: si attuavano corse di cavalli egli veniva immolato l'animale vincente con al testa circondata da una corona di pani. Si riteneva che la coda e la testa della vittima avessero proprietà purificatrici. Egli presenziava anche alle cerimonie di purificazione de territorio urbano e di quello rurale , le cerimonie dell Amburbium e degli Ambarvalia.

[modifica] Marte Romano

A Roma Marte assunse i requisiti di un grande dio: Il Flames Martialis era secondo solo al Flames Dialis (quello di Giove). Il collegio dei Salii gestiva e sacralizzava queste istituzioni con canti, sacrifici, preghiere e soprattutto con una danza guerriera detta "pirrica". Il rtimo della marcia danzata veniva regolato dal flauto e confermato della regolare battitura che essi facevano con il bastone sul sacro ancile. Era stato Numa a istituire la Solidità dei Salii dopo che disperato per le condizioni della comunità, aveva invocato clemenza dalle potenze divine. e subito un meraviglioso scudo gli era caduto fra le mani mentre eteree parole vibravano per l'aere mattutino promettendo prosperità e pace al popolo che avesse preservato quel sacro segnale di protezione divina. Onde evitare eventuali furti, Numa ne fece fare undici coppie dall'abile Mamurius Veterius. Della custodia dei dodici scudi furono incaricati dodici Salii; la loro sede era la Curia Saliorum del Palatino, e vi erano giovani rampolli di nobili famiglie romane. Questa sdalità era pressieduta da un Magister, a cui si affiancavano un Praesul (capo della danza) e un Vates (capo del coro). Marte, flagello delle comunità tranquille era opportunamente relegato al campo di Marte ai margini civili dell'insediamento, il dio guerriero si compiaceva degli esercizi militari che i giovani solevano svolgere.


[modifica] Marte possedeva vari titoli

A Mars Invictus, Victor si affidavano tutti coloro che partecipavano a giochi e lotte, e quindi, non solo i soldati ma anche i gladiatori. Egli era Mars Gradivus; colui che spinse i Romani alla battaglia contro i Lucani e Bruzi, dando loro una tale carica combattiva da far conseguire la vittoria. Colui che era invocato dai comandanti delle legioni prima della partenza per la guerra con il grido "Mars, vigila!". Colui al quale il soldato che si distingueva per una particolare azione eroica, e che godeva del riconoscimento dei suoi compagni doveva celebrare sacrifici di ringraziamento. Colui che con rammarico, doveva pur ammettere la subordinazione cultuale a Jupiter Feretrius, al quale continuavano a essere offerte le ambite spoglie opime.

[modifica] Gli amori di Marte

Marte ebbe poi numerosi amori fra cui spicca quello per Venere, ma che Marte tradii per Nerio, dea del Valore e dell'Audacia, alla quale le giovani spose rapite indirizzano le loro invocazioni. Respinto da Nerio, ne fece la sua sposa con la violenza. Questo gesto di amore lo elesse ben pretso dio del rapimento, come primitiva forma di matrimonio. Da allora morte fi posto accanto a Juno Lucina, dea del matrimonio, ed entrambi furono festeggiati il primo marco dalle matrone romane. Alle numerose unioni divine Marte aggiunse una serie variegata di amori mortali. Marte fu subito sedotto dalla delicata e indifesa rea Silvia, figlia di Numitore re di Alba. Rea partorì due gemelli, Romolo e Remo, che gran parte dovevano giocare nell'evoluzione della storia romana.

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