Ildeg
Da CeltIKI.
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Tirarono rapidi le sorti
per gli insigni uomini d`arte;
fu così assegnato a quelli del Sud
l`arpista chiaro e imparziale.
La musica, più bella d`ogni compagnia,
viene dal meridione e dal sud di Eriu;
questo il giudizio felice
per l`illustre seme di Eber".
(così cantò Iauralanthya)
[modifica] Descrizione
Giovane e tormentata donna. I suoi lunghi e corvini capelli contrastano con la pelle bianca e delicata. Lo sguardo è intenso. I suoi espressivi occhi neri sono, quasi sempre, lucidi e colmi di paura. Il terrore di perdere quel poco che ancora la mantiene in vita la costringe ad essere scontrosa. Intorno alle sue mani sembra nascondere un mistero, segreto che camuffa dietro pochi ed irresistibili sorrisi.
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Figlia di Bestla, serva di Kaloahn Baldarus.
Ciò che Ildeg nasconde dietro alla sua aggressività e diffidenza è una storia triste, fatta di pianti, miserie ed aridità affettive. Nulla è certo, non si conoscono nomi, né date.
Nata nell’isola maggiore dell’estremo arcipelago del Mar del Nord, in un villaggio perennemente avvolto dal grigiore della nebbia, dopo poche ore dal vagito primordiale fu abbandonata dai genitori dietro un cespuglio di rovi. A trovarla, dentro ad un sudicio manto che puzzava di sterco e fieno, fu Bestla McGraw, una donna non più giovane che viveva sotto il tetto e le dipendenze del perfido druido Kaloahn. Bestla la crebbe come una figlia, insegnandole il significato dell’amore, della dignità ... e mostrandole ogni giorno il peso ed il valore del sacrificio e dello sforzo fisico. Qualcosa che mai nessuno le ha insegnato e che la piccola comprese da subito è che alla malvagità del mondo non c’è mai fine. Kaloahn era perfido, crudele con la madre e minaccioso con la bambina. In lei, ogni giorno che trascorreva dentro al castello, cresceva il sentimento della morte, che si trattasse della sua o dello stregone ... poco importava.
Una tetra e piovosa sera d’inverno, però, Bestla muore, lasciando la poco più che adolescente Ildeg, orfana per la seconda volta. La bambina dagli scuri capelli, ormai, cominciava a mostrare sembianze e movenze da donna ... lo stregone, in uno slancio di pietà, decide di tenerla al castello affidandole i compiti che prima spettavano alla madre. Per Ildeg questo era un grandissimo affronto, ma ... dove sarebbe andata? Cosa avrebbe fatto? Pensò che questa potesse essere l’occasione buona per vendicarsi delle angherie che prima la madre ed ora lei e tutti gli abitanti di quella terra avevano subito e continuavano a sopportare. Le brutture di quel luogo la resero sempre più dura, decisa e scaltra, capì che lì dentro avrebbe potuto ancora imparare qualcosa ... si occupò per 3 lunghi anni dello stregone e vivendo a stretto contatto con lui riuscì a carpirne le tecniche delle arti magiche e l’uso delle armi.
Un giorno Kaloahn le ordinò di lasciare il castello e di mettersi al servizio di una ragazza che era tenuta prigioniera in una dimora di pietra. Ildeg accettò senza remore ... quella sarebbe stata la chiave della sua vendetta. Si trattava di una giovane ragazza dalle lunghe trecce color vermiglio, una sacerdotessa si vociferava al castello, forse era proprio quello il motivo per cui il malefico druido le aveva ordinato di coprirsi il volto ed allo stesso tempo impedito di incrociarne lo sguardo. Ildeg, però, per tutto il tempo della prigionia della fanciulla, fece di testa sua. Ogni giorno le portava da mangiare e da bere, e contrariamente a quanto ordinato dal druido si soffermava a parlare con lei. La ragazza le parlava spesso di un giovane, qualcuno che prima o poi sarebbe venuto a liberarla. Ildeg non capiva, ma con riverenza ascoltava, riconosceva in quegli occhi tristi la sua stessa sofferenza.
Un giorno Ildeg non resistette più, la sacerdotessa doveva essere liberata ed il druido sconfitto. Andò al villaggio, lì in molti volevano la morte del malvagio, e raccontò tutto ad una vecchia saggia, amica della compianta madre. Questa le preparò un potentissimo intruglio, la stessa pozione che fece bere al perfido druido con una stupida scusa. Passarono le ore, giunse la notte. Mentre il vecchio era vittima dell’infuso, Ildeg attraversò la foresta, giunse alla dimora di pietra e liberò di gran fretta la ragazza. Per una sola volta, per pochi secondi scoprì il suo volto, giusto il tempo di un augurio. La giovane sacerdotessa fuggì, mentre le guardie del castello beccarono Ildeg abbandonandola alla cattiveria del druido ormai sveglio. La condanna venne da sé ... per la sua ingratitudine venne picchiata e rinchiusa nelle segrete del castello.
Mille volte sorse il sole, mille volte lasciò il posto alla luna ... dopo tante interminabili stagioni, finalmente, Ildeg venne liberata e cacciata dal villaggio. Pianse ancora tanto, i suoi sforzi furono vani. La giovane sacerdotessa, però, le torna tutte le notti in sogno. Le mostra valli rigogliose, acque fresche e limpide. Le parla, ma è un sogno muto. Ildeg, che Bestla chiamava “la Caparbia”, non si arrese come di carattere, e sfruttando alcune favorevoli condizioni, sale su un’imbarcazione di fortuna e salpa in cerca di riscatto. Per molto tempo vaga per le terre del Nord . Qui però, viene colpita da una grave malattia che la debilita fortemente ed alleggerisce la sua memoria. Il ricordo delle trecce rosse sbiadisce di giorno, ma persiste nel mondo onirico. La malattia non l’abbandonerà mai, ma non è di ostacolo al suo incedere ... giunta, infatti, all’Ynis dia si lascia scaldare dalle cortesie e gentilezze della gente del Sud della Celtia. Un pò per comodità, un pò per sfinimento prende una decisione importantissima: LA SILURIA SARA’ LA SUA NUOVA CASA!
Quando meno se lo sarebbe aspettato ... riconosce nella sacerdotessa siluree Teleri la prigioniera della dimora di pietra. Poche parole ... solo sguardi ed una supplica : “Aiutami a vivere in serenità gli ultimi giorni che mi rimangono”.
Confusa tra dovere e sentimenti, non intende prendere decisioni affrettate di cui un giorno potrebbe pentirsene. Con sofferenza, si rifugia nel lato Nord del suo villaggio ... dentro al suo pugno la terra, umida e fertile ... sostanza che guarirà ogni pensiero avvelenato, donandole le risposte che sta cercando.
Illusa e delusa … gli uomini contano per lei molto meno della vacca smilza che spesso porta al pascolo ... almeno quella le restituisce un po’ di latte!
Due volte finì nell`Annwn, regno di Donn, e questi soggiorni le hanno restituito qualcosa ... ha tratto molti insegnamenti ... di abitudine non si tira mai indietro dinnanzi alle avversità, ma ora ha compreso che talvolta occorre fare i conti con la vulnerabilità imposta dal suo essere umano.
Una biscia in grembo ho covato...
L’ ho accudita, l’ho amata
l’ho protetta e coccolata
L’ho nutrita con i miei baci,
l’ho saziata dei miei abbracci
l’ho resa grande con il mio sangue e sudore...
Ma una biscia è pur sempre una serpe
Ora che è adulta e matura
ha rivelato a me la sua vera natura
Occhi di vetro, cattivi ed ingannevoli
Denti sottili e pericolosamente aguzzi
Pelle di squame, infida e viscida
Contro me ha rivolto le sue mire
Mi osserva e fuori esce la sua biforcuta lingua
Si avvicina
Orgogliosa, non mi scanso
Non un passo … non un movimento
Io, più cattiva di lei,
gli mostro il suo limite
Una biscia è pur sempre una serpe,
ma di veleno è sprovveduta
Estraggo dal fodero il mio pugnale
e all’altezza della testa recido la sua perfidia.
Si dimena
Caparbia non mi scompongo
Non una smorfia … non una esitazione
nessuna manifestazione di pentimento.
Qualcosa di più invasivo esiste... L’indifferenza è più cattiva della Morte.
Le cose cambiano ... Le esigenze spesso prendono il sopravvento ... e quando la famiglia Baldarus tornò a Viroconium, Ildeg non riuscì a trovar pace ... decise di seguirli, e recuperare altri rapporti amichevoli che col tempo, la negligenza e le avversità, si erano rovinati ...
Oggi canta ... canta per il popolo Cornovo ...
E canta ... canta per la morte di colui che le fu cattivo maestro: Moak di Parisia.
Ancor la ruota gira .. Tutto cambia e si muove ... anche Ildeg non è immote:
Ainè Cornovi. Ainè Signora di Viroconium ...
è con voce rotta dall`emozione che adesso vi parlo ... Gli avvenimenti degli ultimi giorni, mi hanno lacerato il cuore ... e solo io, Mexes e gli Dei sappiamo a cosa mi riferisco ... Forte di questo dolore, chiedo a Voi, di rendermi libera ... o di liberarvi di me, se così preferite ...
Davanti ad ognuno di Voi mi inchino,
ed a te, Aureliana, ricordo di accettare e mantenere la promessa di riportare a fasti ed a splendore questa terra che sei chiamata a governare ...
Vi rendo le vesti ...
porto con me quel vento che non sa cosa siano i vincoli ...
Mi riprendo il trifoglio ...
[modifica] Note
Suona Fratello alla Luna piena ... perchè la Notte è una candela. Canta Sorella alla Luna piena ... perchè la Vita è una catena.

