Flamini

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Indice

[modifica] Intestazione

Il Flamine (lingua latina|latino flamen) era il sacerdote dell'antica Roma preposto al culto di una specifica divinità da cui prendeva il nome e di cui celebrava

[modifica] il rito e le festività

I Flamini erano distinti in Flamines maiores, tre, e in Flamines minores, dodici; ai primi fu successivamente aggiunto un flamen in onore di Giulio Cesare. In epoca imperiale furono istituiti dei flamines preposti al culto di imperatore|imperatori defunti e da essi derivavano il nome.

I flamines maiores e minores costituivano il Collegium Pontificum presieduto dal Pontifex Maximus.

L’etimologia del termine flamen è incerta, secondo alcuni deriverebbe da filum, il filo di lana posto sul copricapo, secondo altri da flare, soffiare per mantenere vivo il fuoco sacro. Non va dimenticato, tuttavia, l'accostamento al sanscrito brahman-bramino, appartenente alla casta sacerdotale, sulla base di un comune termine indoeuropeo|indeuropeo bhlagh-men.


[modifica] Flamines Maiores

I Flamines Maiores, che costituivano la parte apicale della classe sacerdotale e venivano scelti in origine fra i patrizi, erano formati dai Flamen Dialis, Flamen Martialis e Flamen Quirinalis, rispettivamente preposti ai culti di Giove, Marte e Quirino, divinità che costituivano la cosiddetta Triade Capitolina; in epoca più tarda Marte e Quirino furono sostituiti da Giunone e Minerva. I Flamines Maiores avevano un enorme potere e godevano di una grandissima influenza e prestigio.

[modifica] Flamen Dialis

Il Flamen Dialis, che rivestiva una particolare importanza e sacralità in quanto quasi personificazione vivente di Giove, di cui celebrava i riti, godeva di grandi onori, ma, proprio per la sua funzione, era sottoposto a molteplici limitazioni e tabù.

Non poteva lasciare la città per più di un giorno, questo limite fu portato da Augusto a due giorni, non poteva dormire fuori dal proprio letto per più di tre notti. I suoi capelli potevano essere tagliati, con un coltello di bronzo, solo da un uomo libero ed una volta tagliati dovevano essere sepolti, assieme alle unghie eventualmente tagliate, sotto un albero sacro, era bandito l'uso del ferro sulla sua persona o anche il semplice contatto.

Non doveva toccare né montare il cavallo, non doveva vedere eserciti in armi, non doveva avere nodi negli abiti, non doveva toccare la farina di frumento né il pane lievitato, né nominare cani, capre, carne cruda, fave, edera, ecc.. Poteva portare solo anelli spezzati, non poteva prestare giuramento. Doveva dormire in un letto particolare i cui piedi erano erano fissati al pavimento con del fango perché lo tenessero in stretto contatto con la terra. Il letto era sistemato nel vestibolo della casa per essere più facilmente accessibile dai Romani
Doveva portare sempre un copricapo di cuoio bianco dalla strana foggia, l' apex o albogalerus, che gli consentiva di ascoltare la voce di Giove. In cima all' apex era fissato un ramoscello di ulivo dalla cui base si dipartiva in filo di lana. La sua persona, inviolabile, era permanentemente circonfusa di sacralità tanto che al suo passaggio doveva cessare ogni attività lavorativa ed essere rispettato il silenzio per non disturbare il suo costante contatto con Giove di cui era la statua vivente.

Nelle epiclesi e comunque ogni qual volta pronunciava il nome di Giove doveva sempre alzare le braccia al cielo.

Unico tra i sacerdoti poteva presenziare nel Senato con il diritto alla sedia curule ed alla toga pretesta. Presenziava al rito della Confarreatio ed esso stesso doveva essere sposato con questo rito.

La moglie, la flaminica, era soggetta ad analoghi limiti e tabù, ma godeva di pari prestigio. Indossava sempre un velo rosso fuoco, il flammeum tanto da renderlo beneaugurale per tutte le spose. La coppia flamen-flaminica era quasi la rappresentazione umana della coppia Giove-Giunone, la loro condotta doveva essere un esempio per tutte le coppie romane: al contrario delle altre coppie non potevano divorziare, pena la perdita del flaminato, il matrimonio poteva essere sciolto soltanto dalla morte.

[modifica] Flamen Martialis

Il Flamen Martialis, preposto al culto di Marte, curava, fra l’altro, l’Equus October, una corsa di bighe che si teneva alle Idi di ottobre nel Campus Martius. Questa corsa, che al tempo stesso era una sorta di cerimonia in onore di Marte, si concludeva con il sacrificio, con un colpo di lancia da parte del Flamen, del cavallo di destra del tiro vincente. Al cavallo sacrificato veniva tagliata la testa, il cui possesso era oggetto di competizione popolare, e la coda che veniva portata alla Regia.

Marte, che corrispondeva al dio greco Ares, era per importanza nella religione romana secondo solo a Giove di cui era figlio.

Era il dio della guerra ma anche il protettore del bestiame, come si conveniva ad un popolo in armi, un popolo originariamente di pastori e di agricoltori

Era festeggiato anche nei mesi primaverili con, fra laltro, l' equirria, l'armilustrium, le agonalia Martis, ed i ludi martiales circenses.

[modifica] Flamen Quirinalis

Il Flamen Quirinalis era preposto al culto di Quirinus. Quirino, un antico dio sabino che esprimeva l’aspetto pacifico di Marte e presiedeva la vita sociale di Roma di cui impersonava la forza economica.

Quirino era protettore dei Sabini e dei romani di origine sabina e poi generalmente di tutti i romani, che furono anche chiamati Quiriti.

La sua festa, Quirinalia era celebrata il 17 febbraio. Quirino è stato identificato con Romolo.

[modifica] Flamines Minores

I Flamines minores erano dodici, ma solo di dieci si ha certezza dei relativi nomi e divinità attese.

[modifica] Flamen Carmentalis

Il Flamen Carmentalis era preposto al culto di Carmenta, ninfa della acque e madre di Evandro.

Era ritenuta la dea delle profezie, degli oracoli e delle nascite, patrona e protettrice delle partorienti e delle levatrici. Era rappresentata con una corona di fave ai capelli e con un'arpa a simboleggiare le sua capacità profetiche.
Era venerata anche come l’inventrice della scrittura, che credevano avesse insegnato ai latini arcaici, i suoi oracoli erano in versi. Per la sua capacità di guardare nel passato e nel futuro era chiamata, anche, Antevorta e Postvorta.
Il suo tempio, in cui era proibito indossare abiti ed oggetti di pelle, era sito vicino alla Porta Carmentalis.

E’ stata identificata con Nicostrate moglie di Hermes. La sua festa, Carmentalia, era celebrata dalle donne l’11 e il 15 febbraio.

[modifica] Flamen Cerealis

Il Flamen Cerealis era preposto al culto di Cerere, Ceres, Demetra per i greci. Cerere, figlia di Saturno-Crono e Rea era la dea del frumento e dell’agricoltura che insegnò agli uomini, era anche protettrice dell’annona e della pace. Il suo culto era originario della Sicilia della Magna Grecia. Cerere è la protagonista di un mito gentile e poetico che è alla base dell’alternarsi delle stagioni agricole: sua figlia Persefone-Proserpina fu rapita, mentre raccoglieva dei fiori, dal dio degli Inferi Ade, fratello di Giove e lei ne rimase talmente addolorata che la terra cessò di fiorire; intervenne Giove, a cui si era rivolta chiedendo giustizia, ed Ade restituì Persefone non prima di averle fatto mangiare del melograno magico che la costringeva a ritornare da lui. Cerere nuovamente felice fece rifiorire la terra in primavera, ma quando Persefone ritornava da Ade la terra cessava di fiorire: ecco l’alternarsi della primavera e dell’inverno. Cerere, che era rappresentata con una corona di spighe e con una fiaccola ed un cesto di frutta nelle mani si festeggiava con le Cerealia dal 12 al 19 aprile.

Il Ratto di Proserpina è stato rappresentato in uno splendido gruppo marmoreo dal Bernini.

[modifica] Flamen Falacer

il Flamen Falacer attendeva al culto di Falacer, una divinità di cui non si hanno notizie, forse un eroe divinizzato rappresentante la forza ed il coraggio.

Secondo lo studioso Carandini sarebbe una divinità arcaica protettrice delle palizzate a difesa del primitivo insediamento sul Palatino.

[modifica] Flamen Florealis

Il Flamen Florealis era preposto al culto di Flora, di origine sabina, dea dei fiori e della primavera, protettrice delle piante utili all’uomo.
La sua corrispettiva divinità etrusca era Feronia da cui forse potrebbe derivare, mentre quella greca era Chloris.

La sua festa, Floralia particolarmente allegra, gioiosa ed anche licenziosa, cui partecipavano fra l'altro mimi, artiste discinte e prostitute, si celebrava dal 28 aprile al 3 maggio; durante la festa i romani si lanciavano delle fave in segno augurale. A lei era dedicato un tempio presso il Circo Massimo.

[modifica] Flamen Furinalis

Il Flamen Furinalis era preposto al culto di Furina. Era una dea misteriosa corrispondente ad una delle Erinni, Aletto, indagatrice e persecutrice del crimine, protettrice dell’ordine sociale, delle acque in movimento e delle primavere, le altre due erano Tesifone e Megera.

A lei era dedicato un bosco sacro presso Pons Suplicius. La sua festa, Furinalia, era celebrata il 25 luglio.

[modifica] Flamen Palatualis

Il Flamen Palatualis era preposto al culto della dea Palatua custode del Palatino.

Il suo culto andò diminuendo fino a scomparire con l'avvento dell'Impero.
La sua festa, Palatualia, veniva celebrata il 21 aprile.

[modifica] Flamen Pomonalis

Il Flamen Pomonalis era preposto al culto della dea Pomona, moglie di Vertumno dio delle stagioni di origine etrusca, protettrice degli alberi da frutto e della loro cura.

Esperta nella arte della potatura e degli innesti degli alberi era associata all’abbondanza.

É rappresentata con delle mele nelle mani e con cesti di frutta e fiori o una cornucopia a significare l'abbondanza.

[modifica] Flamen Portunalis

Il Flamen Portunalis era preposto al culto del dio Portuno protettore dei porti e del commercio marino.
A Portumnus fu dedicato un elegante tempio nel Portus Tiberinus, trasformato successivamente in chiesa cristiana.

La sua festa, Portunalia veniva celebrata il 17 agosto.

[modifica] Flamen Vulcanalis

Il Flamen Vulcanalis era preposto al culto del dio Vulcano, protettore dei fabbri e della meccanica, tanto da essere chiamato anche Mulciber. La sua festa, Vulcanalia, era celebrata il 23 agosto.

Vulcano, figlio di Giove e Giunione, era anche il dio del fuoco, protagonista di molte leggende. Un dio brutto, brutto fin dalla nascita tanto da spaventare la madre e da essere scaraventato da essa stessa giù dall' Olimpo, rimando così zoppo per la caduta.
Fu marito di Maia e Venere e padre di Caeculus il fondatore di Praeneste l'attuale Palestrina e di Caco ucciso da Ercole nella sua decima fatica.

La sua casa era il vulcano dove fondeva i metalli, forgiava armi e fulmini aiutato dai Ciclopi.

Il suo corrispettivo nella mitologia greca era Efesto.

[modifica] Flamen Volturnalis

Il Flamen Volturnalis era presposto al culto del dio Volturno, padre della ninfa Giuturna, protettore dei corsi d’acqua, dei viaggi e del commercio. La sua festa, Vorturnalia si celebrava il 27 agosto.
A questi si aggiungevano altri due Flamines Minores di cui non si hanno notizie

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