Daeron

Da CeltIKI.

Daeron
MIDI:
Iscrizione: 10/11/2005
Razza: Celta
Popolo: Iceno
Carica: Capo tribù Immagine:Carica_Iceno_Capo tribù.gif
Sesso: Maschio
Livello arcano: Profano
Destrezza: buona
Costituzione: buona
Intelligenza: discreta
Clan: Insubres
Stato civile: Sposato con Alvina

Immagine:Daeron.jpg

Descrizione: Gli occhi azzurro cielo della madre e capelli castano chiaro, praticamente biondi nelle stagioni più calde, sempre comunque arruffati e lunghi fino alle spalle. La barba incolta, che spesso tormenta quando si trova a riflettere, cela in parte il volto perenne da ragazzo nonostante abbia un`età ben più matura. Fisico asciutto ed agile, a dispetto di una stazza comunque ragguardevole, conseguenza dei molti viaggi e delle numerose battaglie che lo hanno visto protagonista. Un pò testardo e schivo all`apparenza, ma di gran cuore con le persone di cui riesce col tempo a fidarsi. Uomo paziente ma rude quando necessario che comunque non riesce a tacere in determinate circostanze. Background: Provengo dalle terre un tempo conosciute come Gallia Cisalpina che si estendevano dalle Alpi fino alle verdi pianure bagnate dal Padus flumen, in compagnia dei miei fratelli Thaomm, Andarbon e Iago.

Discendenti della Teuta degli Insubres, popolo fiero e coraggioso di cui Publio Cornelio Tacito disse: `Combatterono disuniti e li unì la sorte della sconfitta... Se fossero stati indivisibili sarebbero stati invincibili!`

La mia vita scorreva tranquilla nei pressi dell`insediamento Romano di Mediolanum fino al giorno in cui mio fratello Iago ebbe la malaugurata sorte d’innamorarsi di Lucilla Claudia Marzio, ricca e bellissima Patrizia Romana, figlia del prefetto della provincia. Non voglio tediare l`uditore con tristi fatti sulla sua vita amorosa durante il periodo che ne seguì ma posso semplicemente dire che la situazione precipitò in breve tempo quando suo padre venne a conoscenza del fatto.

Tale fu l’ultimo pretesto utilizzato dal vile Massimo Caio Marzio per defraudarci delle nostre proprietà e derubarci di tutti i nostri averi costringendoci all`esilio dalla nostra terra natia.

Non più cives ma ricercati, siamo giunti nelle terre di Britannia per trovare Libertà e Vendetta.

Accolti come figli dall`Icenia, terra rigogliosa ed ospitale, siamo divenuti i fratelli tempesta. Soprannome avuto da un uomo un tempo libero e saggio.

Mercante di natura, da più di quattro Alban Eiler e dopo mesi al servizio del fratello Thaomm alla guida della tribù, ha preso il suo posto alla fine di una sfida memorabile alla rocca. Decimo a succedere sul trono del serpente.

Padre di una meravigliosa creatura nata dal grembo di una moglie devota. Laoise, questo il nome della piccola serpe. Alvina, la donna che l`ha messa al mondo, colei che gli scalda il cuore come nessuno mai nella sua vita ha saputo fare.

Grande madre, tu che fai sentire la tua voce nei venti e che dai vita a tutto ciò che ci circonda con il tuo respiro, ascoltami.

Io vengo davanti a te, sono uno dei tuoi figli, piccola e debole creatura che ha bisogno della tua saggezza e della tua forza.

Fa che io cammini sempre nella luce e che i miei occhi possano contemplare fieri il rosso ed il porpora del tramonto.

Fa che le mie mani sappiano rispettare tutto ciò che hai creato e che le mie orecchie siano tanto sensibili da udire sempre la tua voce.

Rendimi saggio perchè io possa sempre agire per ciò che hai insegnato al mio popolo attraverso la lezione che hai posto in ogni foglia ed in ogni pietra.

Rendimi forte, non perchè io possa essere superiore ai miei fratelli ma per saper combattere il mio nemico più grande, me stesso.

Fa quindi che io sia sempre pronto a giungere in tua presenza con mani pulite e sguardo fermo, così che quando la mia vita svanirà, come la luce nella sera, il mio spirito possa banchettare con gli Eroi senza alcuna vergogna.

Un bardo di passaggio

Ascolta la mia voce non con fretta ed impazienza ma con la stasi di chi, accanto ad un compagno, desidera sapere…

Ardente nel cielo terso della notte, la luna perlacea, della volta padrona, rischiarava il brullo sentiero guidando i miei passi alla bianca dama.

Ella prese le mie mani tra le sue, candide e dall’esile foggia, e il suolo ostico e brullo divenne morbido e verde, e la pioggia scendeva sulle mie spalle di anziana donna.

Dal mio arrivo su quest’isola sento sospirare, di terre e tribù diverse, una fra queste è la morbida Icenia: stretta in grembo alla madre, danza verde sul suo ventre.

Un fiero righ governa le sue genti dando per esse il cuore e la vita. Tre volte il cervo è passato Tre volte la terra è rinata Tre volte la ruota ha girato alternando luce ed ombra sulla terra che egli protegge.

La bianca padrona mi ha condotto in seno a quella florida terra, laddove si erge la vittoriosa Venta, figlia di Andraste, colei che trionfa, a festeggiare il tre volte righ e la sua terra rigogliosa.

Sotto alla tenda mi sono seduta, tra le serpi verdi e i loro ospiti, e scaldata dal mantello della loro luna ho brindato alla gioia e all’abbondanza, alla ricchezza di quella verde terra e a Daeron degli Insubres, che benevolo la conduce.

Zinaidya

Note: La chiave di Muiredach tatuata dietro il collo. Una cicatrice appoggiata sul sopracciglio sinistro, la più evidente, ricordo indelebile della prima battaglia alle porte di Venta quando ancora era un semplice popolano.

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