Clever

Da CeltIKI.

Clever
MIDI: http://bohboh.wrzuta.pl/sr/f/55nsC4oxO7l/song.mid
Iscrizione: 20/08/2004
Razza: Celta
Popolo: Dumnone
Carica: Campione Immagine:Carica_Dumnone_Campione.gif
Sesso: Maschio
Livello arcano: Profano
Destrezza: Buona
Costituzione: Buona
Intelligenza: Discreta
Clan: Clann Pendragòn .Adottato Ordovices
Stato civile:

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Indice

[modifica] Descrizione

Gloir air Nuadh Isca,Gloir air Draig-Teine!!!!
-FISICO
Alto intorno ai cinque piedi, da terra a testa eretta, pesa attorno a 80 kg . Figura possente dall’aspetto fiero e altezzoso che non si fa assoggettare dagli altri celti più alti o massicci di lui. La pelle è chiara e ancora liscia vista l`età di soli 25 lughnashad passati. Approssimativamente, per lo più su braccia, busto e ginocchia vi sono le cicatrici raccolte negli anni di guerre e battaglie, essendosi votato alla Dea che tramite sembianze di corvo,sovrasta i cieli dove vi sono luoghi di scontri. Una lunga e spessa cicatrice sovrasta le altre, nella schiena, mai scomparsa, dopo che la banshee con i propri artigli ne ha creato dei solchi, risparmiandogli comunque la vita. Larghe e imponenti sono le spalle, muscolose le cosce e formati e allenati i muscoli d’addome e petto, sottoposti tutti questi a costanti sforzi sia per i lavori all’interno del Tuath , sia in battaglia. Una barba non più lunga di mezz’unghia incornicia molte volte il volto serio e austero dell’uomo e lunghi capelli biondi,raccolti in trecce, cadono sulle spalle e dietro di esse. Occhi di colore dell’ambra e labbra di un rosso acceso si denotano sul volto del Barbaro,con delle guance che spesso assumono una colorazione rossastra per via della pelle chiara.

-CARATTERE
Freddo, come il toro che osserva il proprio avversario, Fiero come l’aquila che dall’alto scruta la preda, Irruento come il cinghiale che parte alla carica, Taciturno come il gufo che nella notte veglia dall’alto del suo ramo, Arrogante come il lupo che protegge il proprio branco, Maestoso come il cervo che fronteggia con le corna il nemico, Vendicativo come la serpe a cui è stata pestata la coda, Orgoglioso come il gallo che canta per primo ogni mattina, Unico come il salmone che va contro corrente, Affabile come il drago che si cura del proprio uovo.

-VESTIARIO, OGGETTI
Un paio di braghe di pelle scura coprono le gambe dell’uomo e dei calzari a collo alto fino alla caviglia i piedi. Una maglia di lana grezza è solito indossare sotto l’imbottitura di borchie e spessa pelle, che viene indossata delle volte in battaglia. Una cintola con una scarsella quando non è in battaglia, altrimenti quest’ultima lascia spazio all’anello di ferro in cui è infilata l’ascia; gli avambracci sono coperti da delle protezioni in cuoio e nel bicipite destro vi è un torques di rame, ed un altro al collo d’oro ad indicarne il grado elevato e il prestigio. Le dita delle mani sono adornate con sette anelli, cinque nella mano destra e due rispettivamente nel dito medio e anulare della sinistra. Al collo una collana,segno dell’amore che vi fu con Lilith. Nel braccio sinistro, tra la protezione dell’avambraccio e la pelle vi è un nodo legato, regalatogli e dal quale non si separa mai, da Nevial, ad indicarne l’unione per la vita.

-CAVALLO OSSIAN
Possente e infaticabile animale donatogli da Freya come regalo di nozze. Non vi si è riuscito a staccare,dopo che quello che univa i due si è dissolto. Dal manto nero, pesa attorno ai 900 kg ed arriva all’altezza di 175 centimetri al garrese. Ha un carattere fiero, calmo e docile ed apprezza le folle corse nelle praterie che l’uomo lo spinge a fare.


Furente dal suo sonno il drago si desta ardente e ardimentoso, alla battaglia è richiamato e dal piglio di ghiaccio scruta .

borioso si volge al suo dovere imperturbabile, mutando l’ambiente in fuoco tormentoso , indomabile al negare presa dell’altrui vittoria.

Raggiante essere temibile, virtuoso, cerchio d’equilibrio sorridi benevolo solo all’alleato.

con sinuosità crudele si oppone avanzando inesorabile il tuo fato che volge prossimo.

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Background

Lughnashad, ventiquattro soli dopo la festa del luminoso, anno secondo Cesare, 81 a.C.
_ La Nascita _

Giù il cerchio di fuoco scese, morendo come ogni giorno a quell’ora. La giornata era trascorsa tranquillamente e Ardal con Sibéal stavano facendo ritorno dalla loro fucina verso casa; la donna mentre camminava dava sfoggio della sua bella pancia rotondetta coperta dal lungo e chiaro vestito violetto e le sue risate allegre si potevano udire per tutto il villaggio,mentre scherzava con il marito Ardal. Giunsero nella propria capanna nei pressi del centro del villaggio quando ormai il sole era tramontato, lasciando gli ultimi,fiochi raggi di sole ad irradiare il paesaggio,velandolo. La festa per il Dio Lugh era avvenuta 23 lune prima, ed adesso la sera del ventiquattresimo giorno stava per succede qualcosa di meraviglioso,seppur accompagnato dal dolore… Sibéal varcò per prima l’uscio dell’della capanna e stanca per la giornata di lavoro andrò a posare il proprio corpo sul giaciglio, così da trovare sollievo dal peso, che dentro al ventre l’aveva resa un po’ curva. Il marito dopo aver seguito con lo sguardo la propria moglie, si voltò con calma e tranquillità, la sua espressione non era mai stata così viva e felice, sapeva che presto sarebbe arrivato il giorno in cui, suo figlio avrebbe visto la luce del grande astro di Lugh in cielo e attendendo quel giorno, in quel momento si accingeva a ravvivare il focolare al centro dell’alloggi,o gettando dentro di esso legnetti e foglie secche di alberi morti. Sibéal stava per immergersi nel mondo dei sogni, e le candide mani posate sul pancione che conteneva la vita, accarezzavano questo inconsciamente con quel senso materno che era maturato nei mesi trascorsi. La sua tranquillità venne però turbata, gli occhi spalancati di botto dal dolore improvviso al ventre, vennero rivolti al marito, che richiamò a sé con un urlo involontario per l’atroce dolore; Ardal,seduto a gambe conserte davanti al focolare si voltò, immediatamente e si precipitò sulle coltri di pelli accostandosi alla propria amata nell’intento di tranquillizzarla. Lo sguardo era apprensivo e preoccupato, mentre le proprie mani, presero quella di lei, bisognosa d’affetto e coraggio. Erano trascorsi i cicli lunari, nove mesi sono dettati,prima che la creatura cresciuta nel ventre materno, reclamasse l’aria. Sibéal, trovando la forza riuscì a parlare: <<Vai a chiamare i Druì mo run>> In un fievole tono di voce a singhiozzi. Il marito, riluttante a lasciare la donna sola, guardò negli occhi di lei, ricercando in essi la fiducia, che sarebbe andato tutto bene. In un movimento titubante le mani dell’uomo si staccarono da quella di lei, alzandosi in piedi. Pochi attimi passarono, ma a sufficienza perché i due si potessero scambiare un ultimo sguardo. Rapido sbatté con entrambe le mani, sulla superficie legnosa della porta d’ingresso, aprendola e da quel momento ebbe inizio la folle corsa contro il tempo. I passi si succedevano costanti battendo e alzando la polvere dietro sé, nulla perveniva al suo orecchio, nessuna parola di risposta veniva pronunciata a coloro che domandavo cosa stesse succedendo, il Fabbro correva verso quella capanna che sembrava non volersi rivelare, sembrava una cosa così lenta alla mente di Ardal, pauroso di non fare in tempo eppure erano solo duecento metri da percorrere. La grande capanna dei saggi, finalmente si vide. Fermandosi, con ancora fiato nei polmoni urlò e batté un pugno contro la porta:<<Druì, vi prego venite …Venite fuori Sibéal ha bisogno di voi!>> I saggi erano a conoscenza della gravidanza della donna, e loro contavano il tempo, sapevano che quel momento sarebbe arrivato. Uscirono le imminenti figure a piedi scalzi e con essi Ardal ripercorse a ritroso la strada, ma adesso questa sembrava corta, insignificante e la capanna dove vi era Sibéal si vide subito. Era stato merito dei Druidi o la mente dell’uomo, in preda al timore, aveva alterato la realtà? Le figure con il cappuccio profondo, che metteva in completa ombra il volto, entrarono nella capanna attorno alla quale si era creato un accerchiamento di persone richiamate dalle urla. Gli fu imposto di restare fuori e da lì in poi solo tramite la memoria dell’uomo si possono narrare gli eventi. Quello che successe dentro la capanna non ci è dato sapere, le pietre del Sacro cerchio non rivelano mai quella che è la segreta magia della vita. Ardal udiva le urla della moglie acute e colme di dolore, tanto da fargli tremare le gambe; restò seduto, in silenzio fuori dall’alloggio ad attendere<<cosa?!>> Si domandava dentro di sé, non sapeva cosa stesse succedendo, non sapeva se la moglie stesse bene e il bambino, fosse vivo. Trascorse la notte e arrivò l’alba, l’uomo non riuscì a chiudere occhio, preoccupato e logorato dalla voglia di entrare e vedere. Attese. i Druidi non uscivano e loro voci, basse e cupe, non si udivano al di fuori dall’alloggio, neanche il più attento ascoltatore avrebbe potuto sentire. A tratti si udivano le grida…Ma quando tutto taceva la preoccupazione era a prendere il sopravvento nella mente dell’uomo, il silenzio non preannunciava nulla di buono. La vita è suono,rumore, movimenti. Era il venticinquesimo giorno di Lughnasadhe e secondo il percorso giornaliero del sole, ormai esso era arrivato allo zenit. In questi istanti, ci fu un ultimo, straziante urlo e ad esso faceva eco il canto dei Druidi dentro la capanna; seguì un nuovo lungo istante di silenzio tombale. Questo venne interrotto, era il pianto di un bambino ad esserne la causa, un’anima richiamata in un nuovo corpo, protestava indignato all’essere stato strappato a quel luogo mistico dove tutte le anime attendono un nuovo corpo . Sibéal poteva ora rilassarsi e abbracciare quella piccola e fragile creaturina che ricercava, una volta adagiata sul petto materno, il seno da cui succhiare la linfa vitale. Si dice che il mondo si basi su un equilibrio, che non a tutti è noto; per una nuova vita ne deve cessare un`altra, ma quel giorno non fu la madre a donare la propria vita per il figlio, chissà chi altro morì, perché l’equilibrio si potesse mantenere invariato. Uscì il capo druido e si volse verso Ardal.Aveva ancora il cappuccio calato che copriva il volto. Due passi vennero compiuti dall’uomo che in terra, aveva il compito di mantenere l’armonia tra la realtà in cui viveva e il regno dei morti. Due passi bastarono per esaltare l’armonia che possedeva dentro di sé e l’equilibrio che a sua volta, doveva aver instaurato per ricoprire tale carica. Le labbra si schiusero e dalla gola, salì la voce calda e profonda che assoggettava chiunque; le parole che ne uscirono furono:<<Ringrazia gli Dei, Ardal, perché questi ti hanno donato un figlio in piena salute e con una voce talmente assordante, che le mie povere orecchie protestavano>>Sotto il cappuccio, un sorriso prese largo, ma nessuno lo poté vedere. Sul volto dell’adesso padre però si vide il largo sorriso che mostro i denti. Il rispetto che aveva verso il Druì gli impedì di saltargli addosso e abbracciarlo, così ripiegando tale istinto, mostrò rispetto abbassando il capo<<Ti ringrazio, e ringrazio gli Dei>> Disse in modo da congedarsi e poter entrare rapidamente dentro la capanna. Gli occhi sovrastarono il Divinatore e la Sacerdotessa, per posarsi sul piccolo che giaceva tra le braccia della giovane madre. Era lì, che con le piccole e candide mani, ereditate da lei, cercava di afferrare e cingere il seno dal quale affluiva alla sua bocca il latte. Ancora singhiozzante per il pianto che era da poco cessato teneva gli occhi chiusi, mentre la madre ne accarezzava la corta, fragile schiena morbida e calda. Gli sguardi di Ardal e Sibéal si incontrarono e fu un istante colmo d’emozioni, l’uomo trattenne a stento le lacrime che avrebbero potuto creare sul volto solchi degni di quelli presenti nei campi. Entrambi si salutarono, con un sorriso allegro e felice, ma l’uomo restò immobile e incapace di far qualsiasi cosa, tranne che guardare gli occhi di lei da cui trapelava, un senso materno singolare. Quell’aria era ottenuta dal mescolamento di stanchezza, felicità, incapacità d’esprimersi e stupore e rendeva la visione di Sibéal così unica. Solo dopo qualche istante, Ardal fu capace di muovere un passo verso la moglie sedendosi sul giaciglio di fianco a lei, prendendola per mano. Con quel gesto così semplice e unico, che stava a significare l’unione tra due persone, i due genitori si trasmettevano la gioia dell’evento, coscienti che sarebbero stati uniti fino alla fine di quella vita. La divinatrice si avvicinò dopo un lungo istante, non volendo interrompere quel momento, che poteva esser definito magico. Ciò che unisce una famiglia è anche magia; li guardò reciprocamente e sedutasi a terra, gettò quei bastoncini tramite i quali, potevano essere letti gli eventi. Un canto lento e accompagnato dalla donna che si dondolava sul posto, infuse in Arda e Sibéal tranquillità e curiosità, cosa scaturita anche nel piccolo bimbo che volse il volto, staccandosi dal seno, per poter guardare quella strana donna. Ancora non era capace di porsi la domanda<Cosa sta facendo?> ma osservava ugualmente, attirato da chissà cosa. La divinatrice prese a parlare. Gli occhi roteavano nelle orbite e girando questi quasi al contrario, l’occhio di lei apparve bianco. <<Grande Lugh ti prego ascoltami, illumina ciò che provo a vedere, rischiara la nebbia che avvolge tutto questo. Ti prego!>>Il tono cresceva<< Iovantucarus proteggi questa tua giovane creatura, fa sì che io possa vedere a cosa va incontro. Ti invoco Bran, sacro corvo permettimi di attingere alla tua saggezza così che io possa capire i segni. Vi prego miei Dei, ascoltatemi.>>e così, con un brivido che fece tremare visibilmente la Sacra Pietra, gli Dei gli permisero di vedere ciò che a tutti non lo era. <<Sento il gracchiare del sacro corvo Bran, ed odo il rumore lontano di un Carnyx…poi urla assordanti e tra queste una che primeggia, invocando e infondendo negli animi la forza, di difendere la terra senza paura>>deglutì e poi riprese<<Corvi e urla, silenzio e calore…Sangue>>Come se lo sentisse in bocca assaporava a vuoto, apparentemente. L’immagine si stava offuscando e in quel momento, la divinatrice, alzò il capo, col naso per aria, guardando senza realmente guardare il tetto della capanna.<<Il sole sta tramontando, Arianrhod, vedo la ruota d’argento, segna un cambiamento…Un inizio o una fine, dipenderà da lui>> così la visione si affievolì e scomparve, lasciando un profondo senso di stordimento nella mente della Sacerdotessa per lo sforzo fatto e nei genitori, che non capivano quel messaggio che solo da un druido poteva essere interpretato..


Dopo il solstizio di Primavera. Terre dei serpenti di Petruaria, anno secondo Cesare 56 a.C.
_ L’ ombra del Bardo _

Tra la selva il gruppo di Guerrieri dumnoni si aggirava silenziosamente, osservando di tanto in tanto tra le foglie dei cespugli, la spianata che sulla loro strada si era presentata; tra di loro si diedero delle occhiate d’intesa, mentre un sorrisetto sul volto di ogni uno stava nascendo spontaneo.
Gesti volutamente lenti, tanto spontanei portarono le mani ad armarsi, chi di scudo e spada, chi di una lunga lama, chi della propria lancia.
Un’ultima occhiata, poco prima che con un balzo tutti e cinque uscissero allo scoperto. Con urla dirette verso le palizzate iniziarono a schermire coloro che dall’altra parte stavano trascorrendo in presunta tranquillità quel pomeriggio. Dall’alto delle difese le sentinelle presero a suonare i propri corni per avvisare, dell’intrusione di quel manipolo.
Uno dopo l’altro i nemici s’iniziarono a riversare nella spianata, andando a imbracciare anch’essi le proprie armi per difendersi. Tra gli invasori c’era anche una Sentinella, che si era infiltrata tra i Draig, i cui lineamenti, potevano essere assoggettati, dopo anni al piccolo bimbo nato sotto la protezione di Lugh.
Riuscirono quei pochi uomini a creare un tal scompiglio che persino alleati di terre vicine, che percorrevano abitualmente quei sentieri, accorsero a prestare aiuto o man forte ai Serpenti.
Tra il drappello dei Draghi c’era qualcuno, sulla cui testa era stata posta una taglia, dal Rix Demete Cormack, il piccolo figlio di Lugh era ambito da molti.
I fratelli lo aiutavano con coraggio,senza abbandonarlo un attimo, mentre si formavano due fazioni immaginarie che si trovavano contrapposte abitualmente, la morte e la vita.
Ardua battaglia, che i vittoriosi o gli sconfitti non voleva ancora rivelare, d’improvviso nel cielo iniziò ad aleggiare una musica ammaliante tanto quanto la voce che l’accompagnava, misteriosa e irreale, da dietro i Serpenti inizio a intonare un canto dalla tonalità femminile talmente unico che riusciva a rinvigorire gli animi per lei fraterni dei Serpenti, e smorzare le forze degli invasori infierendo sulla giovane Sentinella.
Riecheggiava tra la polvere e il sangue quel canto, ferendo ancora più dolorosamente dei colpi della reale arma .
La sentinella ormai lacerata nella carne e nello spirito andò a cercare con lo sguardo la fonte di tale disfatta , un’ombra si muoveva leggiadra cantando e suonando un grande tamburo che reggeva tra le mani, lunghi capelli accecanti ondulavano a ritmo; agli occhi del nemico sembrava un demone che attendeva impaziente di divorare l’anima. Se i deboli occhi umani avessero rincontrato la stessa persona non l’avrebbero riconosciuta, se non tramite quel canto letale.


Alcune lune dopo l’anno nuovo, Inys Dia, anno secondo Cesare, 54 a.C.
_ La donna che fu Incubo _

Il periodo buio era in corso ormai da parecchie lune, e in quei giorni era al culmine della sua stretta di gelo. La neve ricopriva ogni luogo, montano e marittimo rendendo impossibile coltivare le terre e costringendo gli uomini di ogni tuath a usare le riserve di grano accumulate durante il periodo del raccolto.
Sull’isola prediletta degli Dei, dove essi preferiscono rivelarsi agli occhi dei piccoli e deboli uomini non vi era eccezione, ma l’animo allegro e libero dei popoli non s’incupiva, la sala ove si tengono spesso banchetti o dove abitualmente amici e nemici si ritrovano per bere una birra, ignorandosi o scambiandosi battute e insulti, tra la nebbia causata dall’alcool .La sera era giunta da poche ore, nella grande sala il fuoco ardeva avido della legna che mangiava, mentre i celti scambiavano tra di loro i soliti discorsi; tra due tavoli, due Baird di sesso opposto con l’animo infuocato si trovavano in disaccordo su parecchie faccende, non dando a vedere che il loro corpo bolliva talmente tanto dal sfiorare quasi la rissa .
Camminava lungo il corridoio che si affacciava sugli splendidi giardini, lasciando dietro di sé una scia di neve e fango, una figura umana abbastanza alta rispetto a un comune romano; il busto era avvolto in una pelliccia scura d’orso, le zampe anteriori avvolgevano il collo come una sciarpa, fissata dalla spilla con l’emblema del proprio popolo, mentre le zampe posteriori della bestia penzolavano dietro la schiena fino alle cosce; si tolse l’elmo di lupo che portava in testa fino a qualche istante prima, mentre lo reggeva con una mano, guardava fisso la porta d’ingresso alla grande sala.
La vista era accecata dal grande calore e dalle nubi di fumo che c’erano nella sala,solo dopo essersi adattati a esse si potevano notare le varie figure sedute ai tavoli o sui ceppi posti intorno al camino;l’olfatto invece percepiva prima di tutto l’odore della carne arrostita, al secondo posto c’erano soltanto gli aromi delle varie bevande prodotte in quel luogo… Il gusto che risiede nella bocca asciutta dei viaggiatori, il tatto che non prova il piacere del sentire il cibo tra le dita, son tutte cose che spingono queste persone al recarsi in tale luogo per soddisfare, ogni loro desiderio, così come per i Bardi che ancora parlavano in quel luogo, così come per il figuro, che con il palmo della propria mano callosa scostava la porta d’ingresso, venendo investito da tutte quelle sensazioni.
Entrò diretto, dopo aver indirizzato un saluto generale ai presenti, mentre la propria attenzione era effettivamente rivolta al bancone che distava pochi dei suoi passi; si sedette sullo sgabello reclamando con il birraio, delle focaccine e dell’idromele, molto idromele precisò. Quando il suo desiderio fu esaudito e tenne sottomano queste cose, sospirò, andando a guardarsi attorno, senza un’apparente idea di cosa cercare. La voce dei bardi era udibile senza bisogno di assottigliare l’udito, li cercò con lo sguardo curioso che era simile a quello di un bambino. Una volta localizzati riconobbe una delle due figure, mentre l’altra, quella femminile si stava alzando dal tavolo andando verso il bancone per prendere altro da bere, non lo curò di uno sguardo la donna, troppo presa dal dialogare con il suo avversario; fu intrigato da quella figura nel fare altezzosa e orgogliosa,la osservò imbambolato per alcuni istanti, andando solo dopo a scuotere il capo per riprendersi da quello stordimento. Tornò dunque con lo sguardo sulla figura del Bardo conosciuto, che di nome faceva Cercando e ad esso rivolse un saluto, ricambiato con alcune attenzioni da parte dell’amico, che fecero spostare qualche istante l’attenzione della donna, dal Bardo al Guerriero. Ripresero però poco dopo i due antagonisti a discutere, la donna mostrava palesemente la sua avversione verso l’amico del Guerriero, e quasi per avere delle pause dal battibecco beveva senza farvi attenzione sorsi della propria bevanda. Il Guerriero dal canto suo, dallo spirito giocondo e dispettoso s’intrometteva di tanto in tanto nella discussione, per invogliare la donna, dubbiosa, a bere quel fantomatico bicchiere che non si svuotava mai, per chissà quale ragione. Il Bardo amico se la rideva sotto i baffi, mentre la donna stava diventando isterica, tanto quanto ubriaca. Quando l’amico decise che era meglio andare via,non avendo più un avversario dalla mente lucida, i due sconosciuti rimasero da soli, iniziando a parlare di quanto per la donna fosse insopportabile Cercando; al contempo però la Barda si era insospettita che il Guerriero non bevesse a differenza sua, così iniziò a incalzarlo alla fine quasi costringendolo.
Alla fine entrambi talmente ubriachi dal non riuscire più a controllarsi, sembrava quasi si conoscessero da una vita. L’uomo era ammaliato dal fare di colei che si trovava davanti, per lui sembrava uno spirito dei laghi, incantevole.
La serata volse al termine quasi verso le prime ore dell’alba, la donna incapace per via dell’alcool di camminare, fu presa in braccio dal Guerriero, che la condusse, barcollando, ai piani superiori della sala dell’Inys Dia dove vi erano le camere,dove brilli si assopirono l’uno abbracciato all’altra…L’indomani, quando si rincontrarono, senza sapere il nome dell’altro, si chiamarono spontaneamente mo Rùn, rimanendo entrambi spiazzati da quelle parole che loro stessi pronunciarono.
Solo dopo parecchi cicli lunari, scoprirono che si erano già incontrati, lei era per lui quel Demone che mise fine alla sua vita anni prima, lui era per lei quell’odiato intruso che minacciava la sua terra e i suoi fratelli. Ora l’uno per l’altro è la metà di uno stesso spirito, che si completa stando insieme.

Pochi giorni prima Samhain, anno secondo Cesare 50 a.C. Sala dei banchetti, Ynis Dia
_-Il dubbio- _

Varcai quelle porte forse spinto dal desiderio di cambiare aria, di poter bere una birra che non fosse quella dumnona, la conoscevo ormai troppo bene e troppi erano i barili che rubavo per il villaggio. Il tiepido calore emanato dal grande camino del loco investì il mio volto, facendolo arrossare e ammorbidire, dal gelo preso durante il viaggio fin lì. Mi diressi verso il banco, cosciente che al di là di esso, sulla mensola celata nell’angolo avrei trovato sicuramente qualcosa da bere. C’era sempre qualcosa nascosta lì. Iniziando a bere quella bevanda ottenuta dalla fermentazione delle mele, al mio orecchio sopraggiunse lo scricchiolio delle scale vicine, che conducono al piano superiore. Mugugnai, credo ero dubbioso su chi potesse essere e di certo mi auguravo che non fosse il birraio venuto a protestare, non avevo voglia di picchiare qualcuno, desideravo solo starmene in pace, da solo. Non era il birraio. Una donna si mostrò nella sala, lunghi capelli neri che sembravano a tratti, sulle punte infuocarsi di rosso illuminati dal bagliore del camino vicino a ella. La mia fronte sono certo, si corrugo alla visione di quella donna certamente non esile, ma snella…Chi poteva mai essere, non l’avevo mai vista prima e….Non avevo neanche visto il grande lupo bianco che l’affiancava,;alla bellezza di quella figura femminile misteriosa, andò a rubare la scena il ringhio del grande animale nei miei confronti . Alla maggior parte degli animali non sto simpatico, forse puzzo come loro o più . La chiamai vezzeggiando il suo, amico peloso, ma quando ella si volse a rivolgermi lo sguardo rimasi incantato quanto turbato. Occhi femminili che sembravano celare qualcosa di incomprensibile, profondi , oscuri. Quella donna possiede qualcosa in più. Possiede la capacità di non lasciarsi domare, apparentemente fredda e distaccata sembra essere immune al mio cercare di farla parlare, di farla interessare a quello che dico. Sembra ribellarsi a qualsiasi cosa la circondi, restando nel suo mondo senza lasciar nessuno passarvi, o sbirciarci dentro. Ero affascinato da tutto ciò, ma ella non sembrava esser affascinata da me. Non riuscivo a capire, prevedere quello che stesse per dire o fare, era ed è unica. Me ne andai dopo non molto, con l’amaro in bocca, non riuscendo a capacitarmi del fatto di come ella fosse così sfuggente. Non riuscendo a notare neanche sul suo volto l’impressione che le avevo fatto. Il dubbio attanagliava la mia mente e il desiderio di rincontrarla era forte, tanto da farmi tornare sull’isola degli Dei, speranzoso di ritrovarla e provare a capire cosa ella celasse . Attraeva inconsciamente il mio essere. Attirava il mio sguardo . Il mio desiderio . Stava facendo rinascere qualcosa dentro di me, in modo diverso in modo strano in un modo che non potevo né posso capire e spiegare.

[modifica] Cariche

Periodo da Girovago durato 1 anno

Demetia, Rix Mordered

.Popolano

Sentinella
Guerriero
Fabbro

Dumnonia, Rix Stranger

Popolano
Sentinella
Guerriero
Fabbro


Dumnonia, Rix Thorwald

Guerriero
Fabbro
Campione
Guerriero
Apprendista Druì
Druì

[modifica] Note

L`orgoglio sarà la mia rovina, la mia astuzia la rinvierà, ma una lama la provocherà.

Lingue conosciute:
- Cantio (Lingua insegnatagli dalla madre,originaria di quei luoghi)
- Dumnone (appresa con gli anni trascorsi e che continua a trascorrere lì)

Terre che ha servito:
- Demetia (dove è cresciuto)
- Dumnonia (dove morirà)

.Il Ní Fuaireamar, Campione, di Dumnonia



Preceduto da:
Ilabrihar
Campione Dumnone Immagine:Carica_Dumnone_Campione.gif
54 a.C
Succeduto da:
Bobo


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