Capo tribù (storia celtica)

Da CeltIKI.

Fino al periodo di decadenza della cultura celtica, che vide la sottomissione dei territori occupati dalle tribù autoctone al dominio di Roma, il Capo tribù - o Righ Tuathe - era eletto dal consiglio della tribù stessa, seguendo il consiglio dei Druì. L'elezione avveniva a maggioranza, e in genere si sceglieva come Righ colui che fra i guerrieri della tribù più brillava per le sue qualità.

Il re così eletto era il più alto rappresentante del popolo, il capo militare in tempo di guerra, ed era la figura che doveva fare le veci dell'intera comunità quando era necessario prendere decisioni importanti. Solo i Druì potevano esercitare la propria autorità sul Righ, come dimostrazione del fatto che la realtà materiale segue ed è conseguenza della realtà spirituale. E' comunque da rimarcare come un Druì fosse tenuto ad assecondare ogni richiesta del proprio Righ, dopo averne ratificato l'elezione, salvo che si trattasse di desideri empi.

Il Righ doveva fungere da elemento d'unione fra il mondo terreno e quello divino, e doveva rappresentare la manifestazione sulla terra di due qualità di perfezione divina - la Forza e la Sapienza. Per questo motivo, un Righ doveva possedere doti di integrità sia fisica sia morale.

Proprio alla luce di questo suo ruolo di trait d'union fra Mondo ed Altromondo si può comprendere come si ritenesse che la condotta morale del Righ si riflettesse sulle fortune o sfortune della sua terra. Durante il regno di un re giusto la terra era fertile, gli animali fecondi, gli eserciti vittoriosi, il popolo felice, e così la vita della comunità era in armonia col mondo spirituale. Se invece il re era ingiusto o inadatto, la terra e gli armenti divenivano sterili, l'esercito andava incontro a continue sconfitte e il popolo era vessato.

In quest'ultimo caso il Righ, dopo essere stato sconfessato da un Druì, era ucciso dal suo stesso popolo, che lo annegava in botti di birra o idromele o lo bruciava vivo nella sua capanna. Non rari erano anche i casi in cui un sovrano sceglieva deliberatamente di offrirsi in sacrificio agli dèi in caso di prolungate carestie, divenendo in questo modo un messaggero per l'Altromondo, in cui chiedere alla divinità di concedere nuovamente abbondanza di raccolti.

E sempre in virtù del ruolo ricoperto dal Righ, si comprende come la sua autorità non fosse messa in discussione se non in conseguenza di:

  • il sopravvenire di una grave menomazione fisica, come illustrato nell'archetipo del re Nuada, costretto ad abdicare quando subì l'amputazione di un braccio in battaglia;
  • una perdita dell'onore in seguito alla sua iniquità, iniquità che si riteneva avesse manifestazioni tangibili nell'improvvisa aridità delle terre, in morie di bestiame, in sconfitte in battaglia e simili disgrazie;
  • una sua sconfessione da parte dei Druì, conseguente ad esempio alla rottura dei suoi geasa o ad un comportamento empio. Tale sconfessione avveniva di sovente mediante satire feroci, come nell'archetipo di Bress satireggiato da Coirpre per la sua tirchieria.
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