Brida

Da CeltIKI.

Brida
MIDI: http://www.corvwin.net/athairarneamh.mid
Iscrizione: 05/09/2006
Razza: Celta
Popolo: Dumnone
Carica: Popolano Immagine:Carica_Dumnone_Popolano.gif
Sesso: Femmina
Livello arcano: Profano
Destrezza: discreta
Costituzione: discreta
Intelligenza: discreta
Clan: Ordovices - figlia di Daran
Stato civile: Sposata con Eoghan

Immagine:Brida3.gif Immagine:Gridagh.jpg brida3.gif


Ho vagato tanto per incontrarti padre mio,qui tutto mi parla di te, al villaggio tutti mi raccontano le tue gesta. Aspettero’ che sia giunta anche la mia ora per incontrarti,lì ove riposano i valorosi, all’ombra dei salici nella Terra dell’Eterna Giovinezza.

   ..  .........§ Brida degli  Ordovici –Figlia di Daran- Seabhag of Isca §.........

Isola dei Forti 27/12/54

Parisi

C’era un tempo in cui l’isola dei forti era condannata e i grandi eroi erano stati consumati dal fuoco della vendetta dei vecchi Dei. C’era un tempo, mi diceva la Vecchia, in cui il cielo e la terra si toccavano e in cui i mari invadevano i pochi lembi di terra rimasti. C’era un tempo in cui la speranza e la fede erano parole sconosciute. In questo tempo i vecchi Dei lasciarono l’isola e Lug perse il suo calore. In quel tempo lontano , che pochi ricordano e che io non ho visto, un popolo ed un valoroso eroe ricondusse gli Dei all’isola e pose in salvo i pochi abitanti rimasti. Si racconta che in quel tempo Luke il Parise partì insieme a pochi altri verso la nona onda, in un luogo ove i tempi si fermano e ove le identità si confondono. In quel viaggio condusse con sé due druidi duboni che poi divennero l’Elder e la Mathair dell’Isola. Il Parise e gli altri eroi combatterono con ardore e coraggio contro ogni avversità gli Dei misero loro di fronte , e per quel coraggio e quella fede, Essi concessero a tutti noi una seconda opportunità, facendo in modo che l’Isola tornasse a nuovo splendore. Questo è cio’ che si narra, ai parisi e a pochi altri noi dobbiamo la nostra vita, al loro onore, alla loro forza, alla loro indiscussa fede. Cosa ha a che vedere questo con le Aquile che ora affligono di piaghe le nostre terre? Cosa ha a che vedere la forza e l’onore, la fede e il coraggio dei Parisi con questo popolo che neppure è degno di chiamarsi tale? Ho visto i parisi combattere, ho riconosciuto il valore di cui mi narrava la Vecchia del mio villaggio natìo, ho desiderato morire al loro fianco, in nome dei nostri Dei, in nome delle nostre Tradizioni, perché morire con valore ed onore è il dono più grande che un guerriero possa ricevere. Ho visto un Right e il suo giovane amico imberbe, lanciarsi sull’invasore da soli, affiancati da pochi altri e difendere la loro terra…. la nostra Isola, e, osservandoli e poi combattendo loro accanto, ho sentito in mè la forza degli Antichi, il coraggio di Luke il Parise, la benedizione degli Dei. Per chi ancora avesse dei dubbi sul valore Parise, sull’onore di questo popolo che un tempo lontano , mi raccontano, era nostro alleato, posso affermare sul mio onore e sotto la luce di Lug lo Splendente, in nome della verità e soltanto per essa, che nulla hanno da invidiare ai nostri eroi. Fortunati saranno quei popoli che se li troveranno come alleati…stolto quel popolo che dimentico del Patto ha rotto l’antica alleanza. E alle Aquile contro cui Eoghan Righ di Parisia, degno successore di Luke, Dylan,Brixio e Aurex, hanno combattuto con furore e coraggio trovando la morte, dico: Vergognatevi infami, non siete neppure degne di calcare il suolo della nostra Isola in ginocchio e con la testa sotto la terra. Avete combattuto contro valorosi guerrieri che senza timore hanno trovato la morte, Essi vi hanno onorato, ma non meritate neppure un loro sputo. Voi che come conigli, quando le forze vi stavano abbandonando, in quattro contro il Neil il Druido iceno e la sottoscritta , avete preferito ritirare per far entrare nuove forze, riposate e al pieno della loro energia vitale; voi che siete fuggiti come conigli spaventati innanzi alla potenza di un grande druido e a quella di una ragazza inesperta…chinate il capo alla grandezza degli Antichi Dei e ritiratevi, che mai e poi mai, e lo affermo sotto lo sguardo dello Splendente, MAI E POI MAI avrete la nostra Isola. ________________________@____________________ Un solo fuoco arde nella notte di Yule, un solo cuore batte all’unisono, una sola anima in festa ricorda lo spirito degli Antichi nella preghiera rivolta alla Dea, un solo coro di voci allegre e festose risuona intorno, se riesci a sentirlo allora sei accanto a noi, nella Terra dei Draghi. Il nostro fuoco infiamma, il nostro amore riscalda, le nostre preghiere si alzano al cielo festose. A te, che come noi calchi la terra che un tempo fu dei Tuatha De Danann ,che come noi ogni giorno ti svegli sotto i raggi di Lug e ti corichi illuminato da Nemain, a te vanno i nostri auguri. Se sei un amico raggiungici, se sei un nemico prega… Che questo Yule porti nella tua vita il desiderio di sempre, sotto il manto bianco della Dea esso si fortifichi, per avverarsi allo sciogliere della prima neve. E nella spianata di Isca un solo grido si levi, ora come un tempo: Gloir air Nuadh Isca! Gloir air Draig-Teine!

I draghi di Isca

______________________@_______________________

`Dove sei fratello ? Dove sei....in quale oscuro cielo sei perduto...perso dietro mille fatui sospiri. Dove sei fratello..mi hai lasciata sola...abbandonando cio` che sempre ci aveva uniti...mio calice di pianto, mia spada di dolore.... ti vedo riverso sanguinante e la mia anima si ribella... perche`? Dove sei fratello...non senti il mio grido muto...l`appello che da sempre ti mando.... il tuo sangue non puo` lavarmi... il tuo vuoto non puo` riempire il mio dolore.... avevo te....dimmi ora che resta....che resta di noi...dei nostri giochi allegri..delle nostre risa.... ti ho visto cadere correndo dietro un sogno...ho cercato invano di afferrarti più volte, celandoti al destino..

brandelli di stoffa è ciò che resta del tuo sogno…precipitato nel tuo baratro.

Dove sei fratello... nessuno puo` colmare il mio dolore.....nessuno puo` asciugare le mie lacrime... Non cadere........aspettami.... torniamo a correre insieme...a piedi nudi, accarezzando i prati dei nostri sogni bambini.... curero` le tue membra ferite dalle crudezze di questo infame invasore… dove sei fratello...non lasciarmi anche tu.... dove sei?.....non ti vedo piu`....e` buio… Bàn


......................................@..................................... Samhain

La Dea è ormai lontana, Lug riposa stanco e a sè la chiama. I campi ormai son spogli, né fiori né germogli, i canti son svaniti nei cuori addormentati. Nella notte che ha da venire non vi sarà più confine, e i vivi e i morti, alfine , danzeranno insieme. Il bosco è silente ed oscuro, l’ora è ormai vicina. Un fuoco resta acceso, dove la Quercia chiama. E quando Nemain in alto rifulge e la nebbia ormai tutto avvolge, ogni cosa smarrisce la sua forma , ed il passo più non lascia l’orma. La Porta ora si schiude a colui che da tempo ha perso pace, a chi ha un ricordo da raccontare, a chi invece ancora una notte vuole amare. E mentre il giovane s’arde e nel corpo s’infiamma, l’Antico prende ancor vita abbandonando la condanna. Dal grembo della Madre che egli nasca ancora, che sia dunque figlio e padre… nella sua prossima aurora; in questa ruota dell’anno che solenne ormai disegna, della nostra esistenza la spirale… eterna.

Brida degli Ordovici - SeaBhag di Isca __________________@____________________

Duello per il trono di Dubonia:

`Eccoli innanzi alla Dea, intrepidi i loro sguardi vigorose le loro membra. Nel cerchio di pietre si fronteggiano,Dart e Liam i Duboni.

Zampilli di sangue flottano dalle ferite deterse dal sudore, furiosa è la lotta. 

In tanti sono giunti alla Rocca per assistere.

I gradoni risplendono dei più disparati  colori, una moltitudine di genti,
ciascuno con la propria storia, ciascuno votato al suo  Dio.

Un anziano in preda forse ai fumi della birra farnetica insultando la Dea,

ed ecco Ella appare…

Implacabile l’indice accusatorio, portatore di fulmini e di morte, le nubi si addensano e i suoi figli tremano, grande è la sua collera quanto il suo amore. S’accascia, il vecchio, impazzito di terrore e la morte sua par più vicina, allorché la Dea volge altrove il suo sguardo. Le genti acclamano un vincitore, e di nuovo son i due pretendenti. i loro colpi son ora sferzate vibranti e

il Sacro Corvo compie ampi giri annunziando una morte.

I Carnyx risuonano, soffiati da Antichi Spiriti che in cerchio attendono lo sconfitto per condurlo sul sentiero dell’eterna gloria, affinché egli non smarrisca la strada: Donn l’attende. E l’inesorabile falce si abbatte su Liam Mc Danann, gli occhi bruni si spengono alla luce e il suo corpo si accascia con onore.

In piedi resta Dart Mac Gowen,
lo accolgono gioiose le grida dei Duboni e fra tante s’ode  il pianto del  giovane virgulto che riconoscendo  la sua vittoria, omaggio gli rende come il più grande dei bardi.

Finalmente il Trono di Corinium ritrova potere nel sangue Dubone. La Dea rammenta la morte gloriosa di Liam e chiede che il corpo sia vegliato con i dovuti onori , che lo spirito è già in viaggio con i grandi di questa Antica Isola. Così tanto sia promesso dalla Mathair e dal giovane Sole dei Galli. Fra il suono ruggente di mille tamburi e il canto di cento e più Carnyx, come sussurri riecheggiano i nomi dei Right che grande resero Corinium: Tackybanayuko il codardo, Cleena dei Thunderthor la dispersa, Feidelm la possente, che ora accompagnano Liam oltre il Ponte di Spade, e di nuovo Auron, Elessar,Lion, Furion che, ancora in vita ,saranno Pietre portatrici di Saggezza per il nuovo Right. Ecco…. in un bagliore accecante il braccio che difenderà Coriunium è consacrato:

l’anello dei Re ora sormonta il dito di Dart Mac Gowen.

E nell’aria un canto si diffonde: “Che il Glorioso ponga il suo piede su verdeggianti valli fra fiumi di miele e latte e abbondanti raccolti. Che il Saggio parli a testa alta sotto l’ardente sole innanzi al vero e per il vero, e mai si conceda altra lingua. Che l’Umile discenda dal cavallo che lo conduce per sfiorare il capo del piccolo agnello, ricordandosi anche del Lupo del bosco. Che il Fortunato mai disdegni una moneta al povero e sempre sappia dosare la brama. Che l’Ardente sappia infiammarsi nello spirito e seguire gli Antichi Sentieri e l’Antico Credo, mai dimentico del fuoco acceso nella capanna o della felce innanzi alla sua porta, onorando così la sua Terra e i suoi Dei. Perché mai nulla possa intaccare il suo potere e mai nulla possa minacciare il suo confine,

nel tempo che il Fato concederà a quest’Isola e a noi tutti.”


____________________@________________________

Dedicata alla mia Amata Sorella Chouchane, Tinne di Isca

Si racconta, che davvero moltissimo tempo fa il Regno degli Uomini e quello delle Fate fossero uniti in uno solo. La vita era spensierata e dolce, nessuno soffriva il freddo o la fame , nessuno provava dolore o odio. Le fate e i loro fratelli folletti sapevano donare agli uomini cio’ di cui essi avevano bisogno, in cambio gli uomini sapevano mostrare ai fatati le gioie dell’amore e della famiglia, Infatti il popolo fatato non conosceva sentimenti e non poteva avere discendenza. Quando il tempo di un fatato era arrivato al culmine, esso si spengeva, come la luce di una lucciola che incontra il primo raggio di sole nella più radiosa delle albe. Con il tempo, sempre più spesso i Fatati e gli uomini si mescolarono fra loro, e divenne assai difficile distinguerli. In questa allegra e spensierata confusione, alcuni fra loro videro vicino il momento dell’estinzione e decisero di lasciare gli altri al loro destino per ritirarsi a vivere in un Regno irraggiungibile ai più. Questo passaggio non fu indolore…diverse famiglie si divisero e molti legami furono spezzati. I fatati iniziarono a rammaricarsi di aver conosciuto i sentimenti, il dolore, l’amore, la rabbia, l’odio la vendetta. E fu proprio in nome di questa che due di loro decisero di tornare nel mondo degli uomini e rapire due delle loro sorelle. Il piano fallì e le due giovani fate perirono durante la fuga, uccise dagli uomini che cercavano di colpire i rapitori. Il Dolore scese sulla terra degli uomini e su quella dei Fatati che di nuovo si separarono, e questa volta per sempre. Tuttavia una delle due fate, in punto di morte fece promettere al fratello che allo scadere di ogni cento anni dal giorno della sua morte, due fanciulle dei Fatati sarebbero giunte dal loro Regno per vivere con gli uomini, per aiutarli nel cammino della conoscenza e rendere più felici i loro bambini. Cadeva proprio il centesimo anno, che nel biancore del primo raggio di sole della 3° alba di Simivisonios nella radura del bosco Sacro, proprio vicino al piccolo cespuglio di agrifoglio, qualcosa si mosse…sembrava un furetto..o forse era una piccola volpe… Questo tesserino dischiuse gli occhi al nuovo giorno e presa da un furioso terrore si nascose subito dentro il piccolo cespuglio, incurante delle spine che la graffiavano e le arruffavano il pelo rossiccio. Si ritrovo’ sola…il piccolo Segugio del Sole, spaventata, in una terra sconosciuta, memore di un passato felice che lentamente sfocava nella sua mente, cosi’ come doveva essere e come, nel Tempo Infinito scandito dalla Ruota, sarebbe stato. Un dono prezioso, una piccola goccia di sole, un granello di grano maturo, caduto in questa terra di uomini per onorare una dolorosa promessa. Avon ti accoglie, piccola gemma, ti abbraccia nel suo tepore e ti protegge con le sue sponde. Grati della gioia che ogni giorno regali a tutti noi, i tuoi nuovi fratelli ti acclamano, esultando per la Luce della quale la Dea ti ha investita. Tu che, da acerbo seme hai saputo forgiarti nel cambiamento, così perfettamente da renderti uno dei raggi più splendenti di Lugh, prediletta di Cerridwen, sua voce, suo braccio fra gli uomini. E con Te di nuovo si chiude il Cerchio di Isca, come le tre figure della Dea, le Tre Lune ora sono le sue divine sembianze completandosi nella perfezione di cui Ella si compiace. Per te piccola goccia di Lugh, Tinne di Isca , che oggi risuoni l’antica preghiera protettrice : “Io mi levo oggi Con la forza del cielo: Luce del Sole, Radiosità della Luna, Splendore del fuoco Velocità del lampo Rapidità del vento Profondità del mare Saldezza della Terra Fermezza della Roccia.”

....Amata sorella.... _______________________@____________________ Il pane degli Dei:

Siamo ai tempi in cui i Túatha Dé Danann vagavano nell`Isola dei Forti insieme agli Uomini, fra gli Dei c`erano anche il Dio Math Mathowny e Arianrhod. ArianRhod era una Dea molto bella, ma le celte spesso riuscivano ad essere piu’belle di tutte le Donne e a volte anche delle Dee. Infatti, erano in molti a raccontare che in un piccolo villaggio viveva una giovanissima fanciulla di nome Gwen la cui bellezza era al pari di quella di una Dea. Accadde che di questa bellezza narrasse un bardo, che camminando fra gli uomini fu udito dal Dio Math. Anche Math era molto bello e a differenza di Lug era buono e premuroso, Lug invece e` sempre stato superbo della sua bellezza. Comunque Math era curioso, non credeva che una donna potesse eguagliare la bellezza di una Dea, quindi decise di andare al piccolo villaggio ed indagare lui stesso. Dunque Math si reco` sotto le spoglie di un vecchio al villaggio di Gwen e quando entro` nella sua capanna rimase sconcertato...non credeva davvero a cio` che i suoi occhi stavano fissando. “Ainè” disse il Dio Math “credevo di trovare un`altra qui” Davanti a lui aveva, infatti, una Vecchia del suo pari, con gli occhi azzurri e i capelli bianchi e mille e mille rughe sul volto. Magrolina e ricurva non era per nulla la bella ragazza di cui tutti raccontavano e Math già meditava di vendicarsi del povero Bardo che aveva raccontato una menzogna così grossolana, quando la vecchia gli parlo’ sorridendogli: “ hai fatto molta strada per giungere fin qui, e per vedermi, siediti e rifocillati poi potrai ripartire”. Detto questo la Vecchia offri` a Math una pagnottina al miele che aveva fatto cucinare per l`occasione da una delle donne del villaggio, Cifgha appunto, promettendogli in cambio un favore. Infatti, tutti sanno che nessuna Dea ha mai cucinato per alcuno. Math si sedette, l`ospitalità per un celta è sacra ed anche per gli Dei, e mangio` con gusto quel morbido pane di miele. Poi bevve un sorso di latte di capra e di nuovo sollevo` lo sguardo per ringraziare quella Vecchia: “Grazie davvero è molto buon...” ma s`interruppe. Ancora una volta non credeva ai suoi occhi... Innanzi a lui ora c`era una ragazza bellissima, la più bella che avesse mai veduto...la più bella che avesse mai posseduto e preso da un`improvvisa frenesia la fece sua, li` per terra, più e più volte per diversi giorni. Cifgha, la donna che aveva cucinato per la Vecchia osservo` tutto e rimase divertita e sconcertata al tempo stesso, e quando l’anziana (che poi era in realtà Arianrhod che aveva circuito il Dio Math per possederlo) chiese alla donna del villaggio quale ricompensa volesse, Cifgha chiese di poter usare a suo piacimento la ricetta della Dea, e di trarne beneficio per lei e per i suoi discendenti. La Dea acconsenti’. Ed ecco perchè io conosco la ricetta dei pani di Cifgha, come discendente posso usarla come e quando voglio e anche mangiarne, ma un`altro deve saper fare gli scongiuri o la dea si adirerà con lui per il furto subito!

_________________________@__________________

L’ultimo duello. Il cielo sembra abbattersi su di lui, in piedi si staglia sul dirupo più alto e volge lo sguardo a Nemain, sfidandola. Un lampo porta il clangore dell’armi, che la guerra è ormai iniziata. Ulula la sua anima e mentre delle sue vesti si spoglia , socchiude gli occhi e attende… Un guizzo di vento conduce il respiro affannoso dell’orso, il lupo allunga le sue dita verso la più cupa delle nubi e dischiude le palpebre; con bianche sfere fissa innanzi a se mentre il collo si tende nervoso e le labbra dischiudono ora l’urlo… La mano indica la grigia nube mentre l’intero corpo si tende volgendosi in un perfetto e lento passo , ora l’orso è innanzi al lupo e questi fa scendere l’indice lentamente verso di lui . L’orso teme di essere alla fine della sua corsa e ruggisce rabbioso mentre le pupille s’illuminano, a Nemain volge il suo ultimo sguardo implorando di assisterlo, ma Ella resta immobile, imparziale e fredda, attendendo colui che l’avrà . Il Lupo compie due passi lenti, girando intorno all’Orso, fissandolo con orbite bianche.. annusandolo di fiato umido e dischiude le labbra mentre porta l’altra mano accanto alla cintola da cui pendono già diversi denti, trofei di precedenti vittorie. L’orso coglie un bagliore nell’anima e vede la sua fine, incerto mugola, subito prima di raccogliere le sue forze e in un imprudente boato lanciarsi verso quel collo nervoso che così sfacciato gli si offre.

Il lupo ghigna e la mano che tendeva al cielo si scaglia in avanti  puntando la scura pelliccia, una parola sconosciuta scivola lenta nell’aria, impercettibile ed un bagliore argenteo si stacca dalla grigia nube scagliandosi innanzi  ai piedi dell’orso.
Nemain  sorride ,   ora sa che stanotte giacerà con il lupo e risplende, riflettendo l’argenteo del lampo.

L’orso abbagliato da quella luce che esplode improvvisa esita, e in quell’incertezza trova la sua fine. Una lama ora è nella mano che il lupo celava e con un balzo gli è addosso mentre il braccio rotea con morbidezza verso le radici per poi risalire repentino riportandosi all’origine; nel movimento la gola dell’orso è recisa e un fiotto rossastro imbratta la scura pelle.

Il lupo ulula e con un secondo salto , agile, si porta alle spalle dell’orso il cui corpo ormai cerca nella terra riposo mentre una tempesta di confusi pensieri accompagna il suo ultimo attimo.

Nemain discende lenta sfiorando il culmine della roccia, morbidamente il trofeo si offre al Lupo che in un ultimo urlo, ancora eccitato della battaglia, smorza sopra di lei la sua foga.

Intanto, un rantolo soffocato nel sangue segna la morte dell’orso.

Ma gli occhi del Falco hanno visto, esso vola alto verso il picco, e il sacrifico dell’orso non sarà stato vano. _____________________________________________________________________________ In ricordo di mio padre, in memoria della Vecchia che qui mi ha condotto, per il mio popolo che come una nativa mi ha accolta. § Brida degli Ordovici - Seabhag of Isca §

Strumenti personali