Bart
Da CeltIKI.
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[modifica] Descrizione
Oscuro guerriero cuore spento e freddo rabbia e odio verso il nemico.Anche se cerca di non mostrarlo è ormai quasi cieco dall`occhio destro in seguito a una dura ferita al capo... Lo si denota appena dalla palpebra leggermente più chiusa di quella sinistra.Nello sguardo la fierezza del suo Clan, Nelle braccia la forza del suo popolo, Sacrificherò il mio corpo per la gloria della mia terra..[Primo Guerriero di Scotia]...Mostra le innumerevoli cicatrici sparse per il suo corpo con orgoglio... Trofei di mille battaglie... Alto poco più di due metri spalle larghe fisico imponente capelli neri dotato di una notevole forza fisica ma abbastanza lento volto segnato dal tempo e dalle battaglie il corpo temprato dal freddo delle sue terre e da una vita vissuta sui campi di battaglia.
Pensi di essere un Duro? Puoi solo puppare
La vita come un`arco; L`anima come un dardo; Il bersaglio da trafiggere lo spirito supremo: Ad esso unirsi come la freccia scagliata si configge nel suo bersaglio. (Markandeya Purana)
Qualsiasi potere, che non sia di un Re sacrale, approvato dal consiglio dei Druidi, riconosciuto dalla Regina delle fate e convalidato dalla Pietra del Destino... è Tirannia
Quando scendo in battaglia prima di morire l`unica cosa che le persone dicono è..."Cá bhfuil seomra na bfhear?"
E` così agevole dilacerare il tergo di chi fugge nel vivo della mischia! Ma che sconcio un cadavere che giace nella polvere, trafitto il dorso da una punta di lancia!
Nato e cresciuto con l`unico scopo di morire armi in mano per i valori che rendono grande il suo popolo... Indomito e senza paura pronto a guardare la morte negl`occhi e ridere consapevole che lo spirito di un valoroso vivrà per sempre...Non mihi sed Deo et Regi
5° Capo Tribù di Scotia (dal 21/03/06 Prima di lui in Scotia regnarono Elros, Mackena, Hector e Tristan)
[modifica] Background
Inizio a pensare che i Sassoni, e la mia costante salvezza da loro, facciano parte di un geise impostomi misteriosamente alla mia nascita. O forse anche prima. I caldi colori di Alban Elved incendiavano le terre, mentre il calore di Lughnasadh andava man mano scemando. Il mio clan viveva in un thath sulle prime alture del nord della Scotia. Aodh mi disse, in età in cui potessi comprendere, che quel giorno molti furono i segnali del fato avverso. Una serpe attraversò il suo cammino, mostrandosi contorta, e dal cielo tre corvi volavano circolari contro al sole. Un vento caldo, bollente, mi disse, spirò verso l’ora mediana del giorno, cosa assurda in quei luoghi che mai vengono accarezzati dal calore. Aodh distrattamente osservò questi eventi, senza potersi dare spiegazioni. O almeno fin quando non vide fumo nero levarsi in cielo, e urla di guerra portate dall’aria. Corse Aodh, corse più che potè per raggiungere il mio accampamento. Attraversò i boschi, egli era lontano. Con l’ultimo fiato nei polmoni giunse tardi, vide i Sassoni fuggire. Ed erano troppi persino per lui, impossibili da raggiungere ormai. Camminò rabbioso tra le capanne in fiamme, tra i cadaveri sgozzati, e figure agonizzanti. Reggeva la claymore nella mano destra, così forte da sentire l’impugnatura stampata sulla pelle del palmo. Un vagito lo fece sussultare. Si guardò in giro circospetto, tra tutto il caos che imperava al villaggio. Quel pianto insistente lo guidò. Un bimbo insanguinato giaceva a terra, dimenante e piangente. Aodh lo fissò, seguendo quel legame che ancora lo legava alla madre. Scorse verso l’alto, e vide una donna impiccata ad un ramo di Tasso. Io nacqui e lei morì. Il Tasso si rigenera dai suoi stessi rami. Il Tasso nasce e muore costantemente. Mia madre morì. Io venni al mondo. Aodh era un guerriero rozzo e poco avezzo alle affettuosità. Si chinò sulle caviglie, e mi disse di avermi guardato a lungo, inconsapevole sul da farsi. Solo ed inebetito. L’unica cosa che gli sovvenne fu quella di tagliarmi il cordone ombelicale con la lama della sua claymore. Impacciato mi prese tra le braccia brontolando, cercando di far cessare il mio pianto. Si rialzò, e tenendomi tra un braccio e il petto, sempre con la sua arma in pugno, corse. Corse verso Alba, la sua Alba. La mia Alba. Al villaggio, fortunatamente, era presente la Mathair di Britannia. Aodh invocò il suo aiuto. Aodh che chiede aiuto ad una donna, cosa mai ripetutasi. Glenda non esitò, e mi accolse materna nella sua vita. Glenda, la Mathair, è lei l’unica madre che ho potuto conoscere, e la donna a cui devo quel che sono ora. Le stagioni si seguivano senza che io me ne accorgessi, senza che nessuna ombra calasse sulla mia vita di bambino. Aodh mi fece sempre giocare con le armi, contro l’apprensione di Glenda, che non vivendo nel nostro stesso villaggio era sempre tesa di sapermi con lui. Avevo forse sei anni quando mi regalarono la prima spada. Piccola rispetto a quella dei grandi guerrieri, ma pur sempre tagliente. Mi allenavo con Aodh, avendo cura di non chiamarlo mai padre per non incorrere nella sua ira. Verso i 13 anni fui presentato ufficialmente come uomo d’armi. Conobbi il mio righ, Tristan, il quale mi mise alla prova affidandomi il ruolo di sentinella. Ero adrenalinico, mi si dava un incarico vero, non stavo più giocando. Leggevo negli occhi di Aodh una silente fierezza nel vedermi. Non ero capace di stare fermo, volevo dimostrare che ero un guerriero. Cercavo risse in ogni momento, mi mostrai nelle battaglie facendo spazientire notevoli guerrieri. Tornavo ad Alba quasi sempre ferito. Ben presto ci fu la necessità do veder costruita un’imbarcazione, denominata poi Kruiser, che salpò dalle terre di Bigantia sotto il comando dell’allora Capo, Aywhan, per raggiungere le terre dei Sassoni. Sulla Kruiser conobbi per la prima volta il mentore di mio padre Aywhan grande Guerriero oltre che condottiero dotato di straordinario carisma imparai molto dai suoi insegnamenti;Lì incontrai anche per la prima volta un nano puzzolente dotato di una straordinaria forza che rispondeva al nome di Gunnhar e uno dei miei più grandi amici il Guerriero pitto MarMe. La missione non senza difficoltà venne portata a termine ma al nostro ritorno in patria trovammo un’amara sorpresa Aelle capo Sassone attaccò alcuni dei nostri villaggi mietendo numerose vittime saccheggiando quello che poteva… ormai la battaglia era iniziata. Dopo il mio ritorno in patria intensificai i miei allenamenti con Aodh che mi temprava nello spirito e nel corpo a reggere le condizioni più estreme e affinando le mie arti nell’uso delle armi. Un guerriero di Cantia, Bremen, mi volle a duello ed io non ebbi che da accettare e vincere lo scontro alla Rocca delle Sfide guadagnando così il mio primo anello da guerriero, consegnatomi direttamente dalle mani divine di Morrigan. Credo che Tristan fosse preoccupato delle sorti economiche della nostra terra, io gliele consumavo. In una delle solite battaglie in cui mi gettavo impavido, rimasi ferito più del solito e fui condotto all’isola degli Dei, nella sala dei banchetti. Avevo un sacco di gente intorno, ed una ragazzina si fece largo tra di loro imponendosi nelle mie cure. Non fui certo galante a sputarle alcune bacche in faccia, ma tant’è che ancora mi sopporta. Era una nuova giunta del mio villaggio, appartenente però alla stirpe di Aodh. Mi curò quel giorno, e tornammo insieme in Scotia. Una grave carestia colpì le terre di Britannia, e in ogni angolo si leggevano profezie tra le labbra delle Bean Nighe, le lavandaie del guado. Vecchie donne, morte di parto, dai lunghi seni pendenti, e dalla voce malinconica, che lavano sudari di morte mostrando il viso di colui che presto perirà. E su uno di questi sudari ci fu il mio volto. Pochi giorni, a guardarmi inutilmente le spalle, quando Aelle mise di nuovo il suo nefasto piede sulle nostre terre. Invano tentai di combatterlo, egli troppo forte per me, mi mozzò ogni respiro facendomi vagare oltre il ponte di spade dell’Annwn. Il tempo scorreva veloce, e i ricordi di sventura vennero presto accantonati, lasciando spazio all’ordinaria quotidianità di battaglie, scorribande e depredazioni Accompagnavo, e a mia volta venivo accompagnato, in battaglia molti dei guerrieri del nord. Eravamo sempre noi, sempre gli stessi, tanto che insieme a Yesod fondammo una specie di sottoclan a cui votarci. Ci chiamammo Lupi Grigi, ed insieme a me e a lui si legarono a questo vincolo Marme, Sanji (ancor prima che dimenticasse le armi per la via Sacra) Redgar, Knives e altri di cui la mia memoria ha perso il ricordo del nome. Ero già in età di procreazione, e mi accompagnai ad una piccola donna, credendo che quel sentimento fosse l’amore di una vita. Isabeau mi seguiva senza chiedere, sebbene passavo la maggior parte del tempo lontano dal mio villaggio, costantemente alla ricerca di forti emozioni, quelle emozioni che solo il combattimento mi poteva dare. Abulafia percorreva sempre la mia strada. Entrambi, forse, accomunati da quel desiderio di vedere la nostra terra nominata con timore. Vidi cambiare quella timorosa ragazzina giorno per giorno, ma non capii mai cosa le passava per la testa. Mi sembrava felice accompagnata da Verdeloth, sebbene non erano praticamente mai insieme. Come me ed Isabeau. Accettai per amore di Isabeau sua figlia naturale, senza mai averle chiesto con chi l’avesse avuta. Delfinia, presto nuova Sacerdotessa di Scotia, divenne per me come una figlia legittima, e con lei imparai il ruolo di padre di cui non mi credevo capace. Solo ora che il suo cammino non incrocia più il mio, ricordo il suo dolce viso con tristezza, come se avessi potuto fare cose che non ho nemmeno accennato. La Scotia si stava ingrandendo, e necessario era proteggerla il più possibile, tanto da farmi decidere di abbandonare le fughe in altre terre solo per combattere, e mettere quindi radici per far da sentinella. La prima sentinella di Alba.
In aggiornamento
[modifica] Note
Un tatuaggio sulla spalla destra il simbolo della sua famiglia con il motto Luceo no Uro. una profonda cicatrice che parte da appena sotto i viso fino al petto dono di Aelle. Sul braccio destro marchiate a fuoco le lettere ES.
13-04-2003 Iscrizione a Celtic
21-03-2006 : Nomina a Capo tribù


